Quis est nobis amicus…

Cari CdA,

questo nuovo blog è rivolto a voi, in particolare, e agli appassionati di scherma, filosofia e facezie, che volessero unirsi a voi nella lettura e nella condivisione di questi "pensieri spadaccini".

Ogni settimana affronteremo un tema diverso che, in un modo o nell'altro, sarà connesso alle attività che svolgiamo in sala, sia dal punto di vista tecnico schermistico che da quello più squisitamente filosofico e concettuale.

Cominciamo dunque con un tema specifico, intimamente connesso alla CdS, oserei dire esoterico: il "Quis est", il Credo della Compagnia della Spada.

Molti di voi si chiedono e mi chiedono il significato e soprattutto la traduzione di quella tiritera in latino che bisogna recitare ad alta voce, nella scomodità dell'inginocchiatoio della nonna, quando si arriva a lezione con abbigliamento non conforme, ed è ovvio che sia così, vista la singolarità della cosa.

È risaputo che sia molto comune tra le persone usare parole e frasi senza nemmeno conoscerne il significato, cosa che, oltre a creare spesso danni, è indice di superficialità, se non addirittura di caprina ignoranza, ma lo schermidore non può permettersi di essere una capra ignorante, altrimenti, per la contraddizion che nol consente, non può definirsi schermidore (tiratore invece può esserlo, e magari pure forte; insomma, una capra pericolosa).

Il Credo della CdA recita:

Quis est nobis amicus, nobiscum gaudeat feminas tabernasque, sed qui contra nos quaestionem quaerit, nostrorum furorem ferrorum timeat. Nos Ensis sumus Societas. Quando ludimus, horas beatas et vitae laetitiam fratri donamus, quando pugnamus, oculos ad fletum et sinixtram manum ad parvulas voluptatem hosti relinquimus. Noli fidere nobis si audatia tibi deest.

La sua traduzione letterale è:

Chi ci è amico, goda con noi di donne e taverne, ma chi contro di noi cerca la lite, tema il furore dei nostri ferri. Noi siamo la Compagnia della Spada. Quando ci divertiamo, doniamo al fratello ore felici e la gioia della vita, quando combattiamo, lasciamo al nemico gli occhi per piangere e la mano sinistra per i piccoli piaceri. Non ti fidar di noi se il cuor ti manca.

Questo credo rappresenta lo spirito guascone e goliardico dello schermidore-filosofo, ovvero il "naso" spirituale di rostandiana memoria.

Nella CdS, la conoscenza del "Quis est" è di capitale importanza, ricordando di modificare il "feminas" con "homines" a seconda dei gusti, che la "ae" si pronuncia "e" e che, per i mancini, la "sinixtram" diventa "dexteram", in riferimento alla mano rimasta per i piccoli piaceri (sì, esatto, è proprio un riferimento... onanistico), perché la principale, quella dell'arma, si presume invalidata dagli implacabili colpi dei CdA, a loro scelta di tempo o in tempo!

Dalla conoscenza del Credo, e da altre cose, che qui ovviamente non è possibile riportare, riconoscerete un Compagno d'Armi, perché anche se ha preso altre strade, anche se non lo avete mai visto in sala, anche se ora non pratica più la scherma, resterà sempre uno schermidore che ha fatto la storia della Compagnia della Spada.

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