Aldo Nadi – Memorie di un duello

tumblr_mxhsbrqaba1rcoy9ro1_500Cari CdA, vi riporto il racconto di un vero duello, scritto proprio da uno dei due combattenti, uno dei più celebri maestri di scherma di tutti i tempi, Aldo Nadi, che descrive perfettamente le differenze tecniche e psicologiche tra un assalto sportivo e un combattimento vero.

QCXXTERB

Nessuno può predire l’esito di un duello. Esperti schermidori sono stati feriti da avversari meno forti. Per esempio, Lucien Gaudin, forse il migliore schermidore francese dell’ultima generazione, fu ferito in un duello da Armand Massard, un bravo schermidore ma non del suo stesso calibro.

Non importa quanto sia bravo uno schermidore, non c’è nessuno schermitore al mondo che può essere assolutamente sicuro di poter toccare il proprio avversario per primo. A parte il colpo di fortuna, ciò che conta quando si affronta un avversario, è forse il coraggio piuttosto che l’abilità dello schermidore – e non puoi sapere quanto tu sia coraggioso finché non inizia il duello.

Al giorno d’oggi chi non è schermidore è incline ad associare la scherma al duello. Uno schermidore no. Il non schermidore è affascinato dal duello, mentre l’esperto sa benissimo che è un gioco pericoloso. Inoltre bisogna considerare che nessuno decide di praticare la scherma semplicemente perché vuole duellare. E’ vero che si usano le stesse armi in entrambi gli ambiti. Tuttavia, eccetto per i principi tecnici, essi costituiscono due mondi differenti difficilmente compatibili uno con l’altro. Uno è un mondo d’odio, di vendetta e di sangue; mentre l’altro è un mondo di cortesia, coraggio e d’abilità.

L’obiettivo del duellante è di ferire il suo avversario il più presto possibile (perché aspettare significherebbe aumentare il suo morale), e allo stesso tempo non venire ferito; lo schermidore, invece, deve sconfiggere il proprio avversario senza fretta alcuna, purché tocchi una frazione di secondo prima di essere colpito. In un duello, lo schermitore è costretto ad eseguire un tipo di scherma molto cauto che è un’espressione quasi indegna della vasta scienza che conosce. Non importa quanto sia coraggioso, tutti i larghi movimenti con cui egli tocca quasi sempre in un assalto sarebbero impensabili in un duello, perché troppo rischiosi. In altre parole, paradossalmente, il duello moderno manca quasi completamente della vivacità e dell’azione, caratteristici della scherma moderna.

La differenza tra la psicologia del duellante e quella dello schermitore si apprezza meglio “in assalto”.

In Europa, ho vissuto un’esperienza personale molto emozionante.

Anche se adesso penso che non valga la pena di sfidare qualcuno in duello per un’offesa o un insulto, a quei tempi la pensavo diversamente. Il mio sfidante era l’eccellente giornalista e critico di scherma di uno dei più importanti giornali italiani. Io avevo ventiquattro anni, lui più di quaranta. Aveva combattuto e vinto cinque duelli, io nessuno. Sebbene non fosse un campione, conosceva molto bene la scherma. Io praticavo da tredici anni la scherma competitiva e avevo appena vinto il mio primo campionato italiano alle tre armi, senza aver subito alcuna sconfitta.

Implicazioni personali e reputazioni erano perciò in equilibrio una volta deciso il nostro duello. La mia posizione era piuttosto difficile. Se fossi stato sconfitto, la mia carriera professionale sarebbe stata seriamente danneggiata. Se avessi ucciso o ferito gravemente il mio avversario, l’opinione pubblica avrebbe reagito ingiustamente nei miei confronti. Ero nei guai. Dovevo ferire non troppo gravemente un uomo che sapeva molto più di me cosa voleva dire duellare e che non era per niente un cattivo schermidore – un compito quasi impossibile nell’eccitamento e nell’auto-conservazione di un duello. C’è poco da meravigliarsi che io non abbia chiuso occhio la notte precedente l’incontro.

L’incontro avvenne nel famoso Ippodromo di San Siro a Milano (la polizia cercava sempre di sapere in anticipo dove si svolgevano i duelli, ma di regola essa tendeva ad intervenire sul luogo solo quando il tutto si era concluso. Nonostante questo si sceglie comunque un terreno isolato). Dovevamo duellare nel recinto per i cavalli da corsa. Arrivando presto, all’alba, con i miei secondi, mi ricordai che appena qualche settimana prima, all’ippodromo, avevo perso dei soldi. Questa volta c’erano altre cose in ballo.

La prima cosa che si dimentica quando si è davanti all’avversario, è la propria superiorità schermistica. Le emozioni diventano più accentuate. Mentre ti togli la camicia, scoprendo il torso, l’aria frizzante della mattina ti fa pensare: “Anche se ne esco illeso, sarebbe buffo poi morire di bronco-polmonite!”

A qualche metro di distanza vedi il tuo avversario mentre chiacchiera tranquillamente con i suoi assistenti. Ti ricordi che lui è anche un esperto di corse di cavalli e ti sembra che abbia lo stesso atteggiamento di quando va a vedere l’allenamento dei cavalli la mattina presto. Tu, invece, da quando è finita la guerra non ti sei mai alzato presto – per vedere i cavalli, o per qualsiasi altro motivo; inoltre questo è il tuo primo duello. Non sei tranquillo. Ancora di più quando vedi due dottori in camice bianco mettere su un tavolino una grande quantità di strumenti chirurgici. “Potrebbero servire per soccorrere me tra pochi secondi” – e questo pensiero è piuttosto sgradevole, anche se gli uccelli cinguettano allegramente in un bel cielo azzurro.

I quattro assistenti adesso stanno misurando il terreno. I limiti sono segnati con un’asta nel terreno stesso. Una volta in guardia si può indietreggiare di circa quattordici metri. Se si esce dai limiti con entrambi i piedi sei squalificato – marchiato di vigliaccheria per il resto della vita. L’orgoglio professionale fa sì che non si indietreggi mai, a qualunque costo.

Prima di indossare il guanto (come da regolamento) gli assistenti ti legano un fazzoletto bianco di seta intorno al polso. “Perché?” “Per proteggere le arterie principali”. La risposta non ti piace.

Adesso ti porgono la stessa spada amica con la quale hai vinto tanti altri incontri. “La spada perderà questo incontro?” Ricordando che la vecchia arma non ha mai perso, trai la conclusione piuttosto ottimistica che sia un arma fortunata.

L’estrema emozione del momento ti fa notare immediatamente la minima differenza di peso dell’arma senza il bottone di sicurezza sulla punta. La lama alleggerita e perfettamente bilanciata improvvisamente ti fa sentire molto sicuro di te stesso. Ma questa fiducia in te non dura: lo sguardo è di nuovo attratto dal tavolino, non riesci ad evitare una sensazione di nausea.

Poi ti guardi in giro. C’è una piccola folla di artisti famosi, di illustri scrittori, di giornalisti e di grandi sportivi. Ci sono anche rinomati Maestri di Scherma e qualche dilettante. Fra i Maestri di Scherma noti immediatamente quello del tuo avversario. Saresti in grado di sconfiggere l’insegnante, ma l’allievo è un’altra cosa, ti senti meno sicuro. L’unico presente della tua famiglia, un grandissimo schermidore, appare terrorizzato.

Non ci doveva essere nessuno. Tu credevi che questo incontro fosse strettamente privato, quindi non approvi la loro presenza. Tutti rimangono lontani, ma puoi sentire il loro bisbigliare. Sembra come se stessero discutendo di qualche affare importante, misterioso, che non ha niente a che fare con l’incontro di oggi. La scena ti ricorda un’assemblea di cospiratori che cantano sottovoce in un’opera lirica del passato.

Per allentare l’atmosfera troppo tesa, ti giri verso uno dei tuoi assistenti e quasi urli: “Se avessi saputo dell’interesse suscitato, avrei venduto i biglietti!”. È una millanteria, il bisogno inconscio di fare o dire qualcosa. Come un’eco alle tue parole senti le risate attutite della folla. E non ti dispiace – è incoraggiante.

Non c’è confusione, comunque. Tutto si svolge in maniera calma, efficiente e veloce. Adesso, persino gli uccellini sembrano aspettare l’inizio. Improvvisamente la caduta di uno strumento chirurgico fa un rumore terrificante.

Il direttore dell’incontro ti dice in modo molto formale che tutto è pronto. Il tuo avversario ti è di fronte. Nei tuoi pensieri lo avevi dimenticato e sei quasi sorpreso di vederlo lì, in piedi davanti a te. Ancora non lo guardi negli occhi.

Meticolosamente i dottori sterilizzano entrambe le armi, ed è solo allora che ti rendi conto che anche l’avversario è armato con una spada uguale alla tua. Nonostante la sottigliezza della lama, sai benissimo che non può rompersi. No, non può assolutamente rompersi contro il tuo corpo. Non riesci a non guardare la punta che, affilata come un ago, ti affascina, sai che può tranquillamente penetrare nel tuo corpo come un coltello nel burro.

I riflessi blu della lama ti suscitano ancora più paura della sua punta. Poi guardi in avanti e vedi due occhi folgoranti che ti fissano sfidandoti. Brillano più della spada. Sono più blu dell’acciaio. Lo sguardo sicuro di un veterano. Che cosa puoi fare? Fissarlo, sì – ma lo sai di essere un principiante…

Mentre cerchi di ascoltare le ultime, brevi ma importanti istruzioni del direttore, comprendendole con difficoltà, ti senti, oh, solo per un istante, piuttosto impaurito. Di cosa? Difficile da dire. Ma il cuore sobbalza, veloce e potente. Forse, dopotutto, sei spaventato.

Bene, dici a te stesso di ignorare il cuore, di lasciarlo battere forte. Non senza un piccolo sforzo, riesci a tenere i nervi saldi facendo un respiro profondo, e mormori: “Occhio alla tua pelle”.

Il direttore dice l’ultima frase, in modo conciso e secco:

“Signori, in guardia”!

Queste, e non altre, sono le parole che tu stavi aspettando. Le senti e le capisci. Automaticamente obbedisci. Gli uccellini non cinguettano più.

Sei stato in guardia mille altre volte, ma non è mai stato così. Nella competizione, il bravo schermidore osserva languidamente il suo avversario, per qualche secondo, prima di eseguire il più piccolo movimento. Nel duello non si può aspettare, perché il tuo avversario inizia subito a mettere in pratica un piano ben pensato in anticipo: sorprendere subito il giovane all’inizio; approfittare della sua inesperienza nel duello, possibilmente neutralizzando la sua innata abilità, agire ed insistere sui suoi nervi e sul suo morale. Colpirlo immediatamente. Il veterano attacca l’avversario con apparente cattiveria, ignorando i possibili rischi, ed emette suoni gutturali. Sebbene essi siano istintivi, questi gli permettono di aumentare l’efficienza e la forza dell’attacco, e di renderti più confuso. Ma la tattica non funziona perché i suoni gutturali invece di confonderti ti riportano alla realtà come una sveglia.

Hai già sentito questi suoni sotto la maschera prima d’ora, ma finora non gli hai mai prestato attenzione. Perché, anche senza maschera, quest’uomo è uguale agli altri. È armato con un’arma a te piuttosto familiare, e non c’è ragione per cui dovrebbe batterti. Trascorsi questi pochi secondi di paura e di dubbio incontrollabili, passi al contrattacco e sferri un colpo esattamente dove volevi – sul polso, tagliando il guanto e la benda di seta bianca. Ma durante l’azione violenta del tuo avversario, la punta della sua lama ti colpisce l’avambraccio. Non senti nulla – nessun dolore; ma sai che dopo averlo toccato, anche tu sei stato colpito. “Alt”, grida il direttore.

Non preoccupandoti della tua ferita, immediatamente guardi il polso del tuo avversario, e poi il suo volto. Perché sembra così compiaciuto? Non lo hai colpito tu per primo? Si, è vero, ma questa non è una semplice gara. Egli ha ogni ragione per essere soddisfatto perché ti ha colpito – proprio te, un campione di scherma – anche se ti ha procurato un taglio solo dopo che tu hai colpito lui.

Ragazzo, non devi mai farti colpire. altrimenti il sangue che ora ti esce dalla ferita nell’avambraccio, potrebbe uscire dal tuo petto.

I dottori si prendono cura delle ferite di entrambi. Come?! …Bendano la tua ferita, ma non la ferita dell’altro? Assurdo! Sei furioso con tutto e con tutti – soprattutto con te stesso. Bestemmi in silenzio. Sai che devi stare zitto come se fossi in una gara e quindi vorresti ricominciare il duello – prima è, meglio è – e in uno spirito, rispetto all’inizio, decisamente diverso.

Nell’aria si ode il mormorio della gente. Troppe persone parlano contemporaneamente. Ti importa così poco delle chiacchiere che non riesci neanche a capire il significato di una sola frase. Lo iodio brucia. Ma di che cosa stanno parlando? Non siamo all’opera, e il tempo dell’orchestra non è certamente quello per i cori sotto voce. Che cosa aspettano? Bene, lasci cadere la punta della lama a terra, come nella Sala D’Armi – ma è già stata sterilizzata, giovanotto! E perché il tuo chirurgo guarda e si comporta in modo così strano? Perché, te lo ha appena detto, la lama è stata sterilizzata – e di qualcosa comunque fra poco sarà di nuovo sporca – di rosso, non di terra, infangata – rossa – si, va bene, ricominciamo per l’amor del cielo.

Sei di nuovo in guardia. Bene.

Durante successive riprese ci furono altre ferite. Mentre queste venivano curate e disinfettate e la lama ogni volta veniva accuratamente sterilizzata, ripetutamente i miei secondi mi spronavano ad accettare le proposte espresse dalla controparte. “Vogliamo fermarci?”

I miei secondi erano vecchi amici di lunga data, esperti schermidori dilettanti, e mi conoscevano bene. Perciò era facile per loro capire che nella prima ripresa era stato ferito più il mio orgoglio che il mio corpo; che avevo l’intenzione di vendicarmi con sinistra determinazione. La mia impazienza stava raggiungendo il limite.

Essi stavano compiendo solamente il loro dovere. I secondi hanno la responsabilità morale di tutto ciò che accade sul luogo del duello. In caso di morte tutti possono essere imprigionati. Ma, leggendo chiaramente il mio modo di pensare, i miei secondi mi portavano le richieste dell’avversario in un tono quasi di scusa. Non mi presi neanche la briga di rispondere loro.

Dopo la quarta frazione, insistettero di nuovo. Non posso dire di aver perso le staffe, perché le avevo già perse molto prima. In seguito al primo colpo doppio, intendo la doppia ferita contemporanea, il mio avversario non era rimasto in perfetto silenzio; evidentemente aveva sperato – come tutti eccetto me – che il duello si sarebbe concluso con quel colpo. Toccava a me infrangere le strette regole del duello. Con calma, ma molto deciso, replicai: “Non seccatemi. Ho intenzione di rimanere qui fino a domattina”. Ero giovane.

Successivamente mi dissero che uno degli spettatori aveva mormorato: “Adesso lo ucciderà”. Era un duellante veterano ed un amico. Non aveva udito le mie parole, ma aveva notato che puntavo l’indice verso il terreno. Il mio dottore, un giovane, ma famoso medico, era bianco come un cadavere ed era sul punto di svenire fin dalla prima frazione. Adesso era troppo sconvolto per essermi d’aiuto in caso di reale pericolo. Aveva accettato di assistere un amico nel bisogno, ma non gli era mai piaciuta l’idea. Dopo il duello mi disse di non richiedere mai più i suoi servizi in simili circostanze.

Per fortuna il dottore del mio avversario sembrava a suo agio. Era un esperto in simili situazioni, e tirava su di morale il vederlo, con le maniche arrotolate, svolgere i suoi compiti nella maniera più efficiente.

La legge proibisce ai dottori di assistere a questi incontri, anche loro sono soggetti a severe punizioni. A loro è comunque concessa un’autorità quasi dittatoriale, e di regola i duelli sono interrotti quando lo decidono loro. Dopo aver controllato e medicato l’ultima ferita, affermano e mettono per iscritto che uno dei duellanti “era in condizione di inferiorità fisica. Declinando tutte le responsabilità per ulteriori frazioni, i medici lo dichiarano inabile a proseguire il duello…” – la solita formula. Inoltre sanno che un grave intervento non può essere eseguito perfettamente con i pochi strumenti che hanno sul luogo del duello, e anche se l’intervento dovesse riuscire, l’aria fredda del mattino sarebbe in ogni caso fatale per il paziente. D’altra parte i dottori devono stare attenti prima di annunciare la loro indiscutibile decisione, perché potrebbero offendere la suscettibilità di ognuno dei duellanti, dichiarando “l’inabilità a continuare” quando, in verità, non è ancora reale.

Nulla del genere accadde in questo duello, ma se essi si pronunciano, è legge, malgrado tutto quello che chiunque coinvolto nella faccenda possa pensare o dire. A questo punto non c’è nessun secondo che si sognerebbe di far proseguire il duello, e tutto è finito.

Ogni volta che uno di noi veniva ferito, parlavano chiaro gli sguardi dei dottori. Loro volevano che il duello finisse il più presto possibile. Persino il veterano stava cominciando ad apparire preoccupato. In ogni caso avevano sentito la mia precedente risposta ai miei secondi e il mio continuo atteggiamento determinato non permise loro di fermare il combattimento. Sono stato cresciuto con l’idea che i duelli dovrebbero essere evitati, ma, se avessi dovuto combatterne uno, doveva essere combattuto fino in fondo. Non ero venuto qui per gioco. Tutti sapevano che non c’erano ferite gravi fino a quel momento, ed era mio diritto continuare. Proseguimmo.

In tali occasioni un uomo è consapevole di perdere tutta la pietà, la generosità e il significato della vita stessa. Sa benissimo che la sua volontà può causare la morte di un uomo, che tutto sommato non aveva né motivo né desiderio di uccidere. A causa di sciocchi codici d’onore e regolamenti più o meno ridicoli, creati dallo stesso uomo, egli si arroga il diritto di uccidere. L’uomo fa finta, vanta e afferma in modo quasi scientifico, che Dio esiste dentro di lui. Ma dov’è quel Dio? Non è controllato, non può essere controllabile, il Sig. Hyde prende in mano le redini.

Le mie scarpe (regolamentari), non riuscivano a trovare una presa salda sui sassolini scivolosi del campo, quindi fino a questo momento, non avevo potuto eseguire un qualsiasi movimento deciso. Ero riuscito a non indietreggiare e avevo limitato il mio gioco di gambe, eseguendo solo passi corti, movimenti necessari ai controtempi, parate e risposte e arresti. Temendo l’instabilità del terreno, non avevo ancora attaccato.

Adesso la musica cambiava. I sassi mi avevano dato troppo fastidio. Era ora di porre fine a questa situazione ridicola. Volevo eseguire l’affondo, e l’avrei fatto.

Il mio piede sinistro cominciò subito a testare il terreno. Scalpitando e spingendo lateralmente come fa un cane quando insegue un coniglio, spostai tutti i sassi e feci presa sul terreno appiccicoso sottostante. Ora potevo attaccare. Ma prima una curiosità quasi morbosa mi costrinse a guardare in faccia il mio avversario.

Vidi un volto segnato fisicamente e moralmente. Non dimostrava più la sicurezza e l’autocontrollo di prima dell’inizio del duello. I suoi occhi vitrei sembravano ipnotizzati dalla punta della mia spada. Sembrava confinato in un mondo di paura. La vitalità esaurita era appena sufficiente a mantenerlo in guardia. Non aveva più nessuna riserva fisica. Era nelle mie mani. Non aveva scampo. Si capiva dal sangue che, lentamente, ma inesorabilmente, usciva dalle sue molte ferite in rivoli – non aveva scampo. Sarebbe stato un assassinio, un vero omicidio – e la parola assassinio mi attraversò il cervello come un fulmine, facendo sì che la vista si annebbiasse per un attimo. Ma il Sig. Hyde, semplicemente, sorrise. Avrebbe attaccato.

Il mio pensiero venne captato dal cervello del mio avversario, o egli ricevette un altro tipo di avvertimento tempestivo? Nessuno lo saprà mai – nemmeno lui. Fatto sta che lo vidi alzarsi dalla posizione di guardia, in una maniera del tutto inaspettata, fuori dalle regole, drammatica, e disarmare velocemente la sua mano destra, poi camminare verso di me con la mano tesa, esattamente come gli schermidori fanno alla fine di un assalto. “Oh! Ne ho avuto abbastanza! Grazie!”

Questo non era per niente l’atteggiamento di un uomo sconfitto, né sconsolato. Era piuttosto l’atteggiamento di un uomo che aveva riconquistato la sua sobrietà civile in modo miracoloso – un essere umano molto più virile dell’uomo che combatteva. Ero chiaramente esterrefatto; ma quando mi raggiunse gli diedi subito una stretta di mano.

Il duello era durato meno di sei minuti. “Basta” aveva detto il mio avversario. Giusto! Il sole aveva fatto scomparire la foschia mattutina e adesso brillava.

Iniziavo a sentire il dolore provocato dalle mie ferite. Il mio valoroso avversario sembrava perdere sangue in più punti. Aveva tre ferite nel braccio, due quasi nello stesso punto, e tre ferite al petto. Come ero riuscito a colpire senza avergli recato un danno grave è un mistero, o un miracolo che non sono mai stato in grado di spiegare. La sera stessa io e lui bevemmo lo champagne in compagnia.

Sono sempre più convinto che dal punto di vista dello schermidore un duello non risolve nulla. Il suo è uno sport di abilità – non serve per uccidere. Per vincere un assalto, egli deve accumulare uno scarto di punteggio, per controbilanciare gli occasionali colpi di fortuna sferrati dall’avversario. In questo duello io ero lo schermidore migliore. Tuttavia il mio primo contrattacco avrebbe potuto mancare completamente il mio avversario, e il suo colpo avrebbe potuto facilmente uccidermi.

Quale prova più convincente per dimostrare che lui era il migliore? Molto è dipeso da una piccola cosa. Lui non si è mai preoccupato del fatto di dover affrontare un avversario tecnicamente superiore (almeno finché il duello non era in corso), e in effetti più tardi mi confidò che l’idea non l’aveva neppure sfiorato. Non si può dubitare del suo coraggio e del suo fegato – e se io avessi perso la testa per qualche secondo in più all’inizio dell’incontro, adesso non sarei qui a raccontarlo.

E’ stato perché ero giovane o a causa di certe tradizioni, non facilmente ignorabili, che io ho deciso in meno di un minuto di mandare i miei secondi dall’uomo che mi aveva offeso? Non lo so. Forse dipende dall’interpretazione che ognuno dà alla parola “onore”.

Aldo Nadi – On fencing – 1994/2001

Olimpiadi di Scherma – Risultati

Cari CdA,

Rio_giochi_2016.svgquesto nuovo articolo servirà per tenervi aggiornati sui risultati delle gare olimpiche di scherma di Rio 2016.

Spada, prova individuale femminile

1) Emese Szasz, Ungheria – Medaglia d’Oro

2) Rossella Fiamingo, Italia – Medaglia d’Argento

3) Yiwen Sun, Cina – Medaglia di Bronzo

Fioretto, prova individuale maschile

1) Daniele Garozzo, Italia – Medaglia d’Oro

2) Alexander Massialas, USA – Medaglia d’Argento

3) Timur Safin, Russia – Medaglia di Bronzo

Sciabola, prova individuale femminile

1) Yana Egorian, Russia – Medaglia d’Oro

2) Sofya Velikaya, Russia – Medaglia d’Argento

3) Olga Kharlan, Ucraina – Medaglia di Bronzo

Spada, prova individuale maschile

1) Sangyoung Park, Corea del Sud – Medaglia d’Oro

2) Geza Imre, Ungheria – Medaglia d’Argento

3) Gauthier Grumier, Francia – Medaglia di Bronzo

Fioretto, prova individuale femminile

1) Inna Deriglazova, Russia – Medaglia d’Oro

2) Elisa Di Francisca, Italia – Medaglia d’Argento

3) Ines Boubakri, Tunisia – Medaglia di Bronzo

Sciabola, prova individuale maschile

1) Aron Szilagyi, Ungheria – Medaglia d’Oro

2) Daryl Homer, USA – Medaglia d’Argento

3) Junghwan Kim, Corea del Sud – Medaglia di Bronzo

Spada, prova a squadre femminile

1) Romania – Medaglia d’Oro

2) Cina – Medaglia d’Argento

3) Russia – Medaglia di Bronzo

Fioretto, prova a squadre maschile

1) Russia – Medaglia d’Oro

2) Francia – Medaglia d’Argento

3) USA – Medaglia di Bronzo

Sciabola, prova a squadre femminile

1) Russia – Medaglia d’Oro

2) Ucraina – Medaglia d’Argento

3) USA – Medaglia di Bronzo

Spada, prova a squadre maschile

1) Francia – Medaglia d’Oro

2) Italia – Medaglia d’Argento

3) Ungheria – Medaglia di Bronzo

Medagliere Italiano (Oro = 1 – Argento = 3 – Bronzo = 0)

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Gare di scherma, istruzioni per l’uso

Cari CdA,

sapete bene quante volte mi dolgo per la difficoltà che uno schermidore incontra nel partecipare alle gare di scherma, soprattutto riguardo alle armi di convenzione, dove ormai da decenni il regolamento tecnico viene applicato e interpretato contra legem ovvero nel disprezzo delle regole scritte stabilite, con invenzioni oltre il limite dell’assurdo rispetto alle secolari logiche schermistiche.

Un po’ come giocare a briscola e inventarsi all’improvviso che il 3 non vale più 10 e che il 2 batte l’asso.

Il regolamento parla chiaro, ma come diceva il mio maestro di diritto, ladro non è chi ruba, ma chi viene regolarmente denunciato, indagato, giudicato e condannato, pertanto se oggi i giudici, ovvero gli arbitri, non arbitrano come dovrebbero è perché nessuno si oppone a questo stato di cose, pur avendo a disposizione due armi fondamentali, ovvero il regolamento scritto, un po’ di abilità dialettica e, soprattutto, molta pazienza e cortesia.

Regolamento Tecnico Aprile 2016

Ecco cosa dice il regolamento tecnico per le gare di scherma che trovate nel sito della FIS (quello pubblicato nell’area GSA è il migliore e più aggiornato):

Art. t.122 : Avverso una decisione dell’arbitro
1. Contro ogni decisione “nel fatto” dell’arbitro non è possibile presentare un reclamo (vedi art. t.95.1/2/4, t.96.2).

2. Se un tiratore infrange questo principio, mettendo in dubbio una decisione “di fatto” dell’arbitro nel corso del match, sarà sanzionato secondo le prescrizioni del Regolamento (vedi art. t.114, t.116,t.120). Ma, al contrario, se l’arbitro misconosce una prescrizione formale del regolamento, o ne fa un’applicazione contraria ad esso, è ammissibile un reclamo a questo titolo.

3. Questo reclamo deve essere fatto:

  1. a)  dal tiratore nelle prove individuali,
  2. b)  dal tiratore o dal capitano di squadra nelle prove a squadre, senza alcuna formalità, ma cortesemente e deve essere indirizzato verbalmente all’arbitro immediatamente e prima di qualsiasi decisione di stoccata ulteriore.

4. Se l’arbitro persiste nella sua opinione, il delegato della Commissione per l’Arbitraggio o il Supervisore (se non c’è il Delegato) è chiamato a decidere in appello (vedi t.97). Se un tale appello è ritenuto ingiustificato, il tiratore sarà punito secondo gli art. t.114, t.116 e t.120.

Ora, la cosa fondamentale, per servirsi bene di questo articolo è, innanzitutto, la cortesia (anche di fronte ad una eventuale arroganza o maleducazione dell’arbitro, perché tanto è lui ad avere il coltello dalla parte del manico), poi, possibilmente a disposizione, una copia del regolamento tecnico aggiornato, e soprattutto l’abilità di fare all’arbitro le domande giuste, magari in presenza del delegato della Commissione per l’Arbitraggio o del Supervisore.

In sala vi spiegherò dettagliatamente che domande fare e che tipo

Alla peggio, ricordate, il reclamo ingiustificato è sanzione del primo gruppo, quindi cartellino giallo e rossi a seguire, sempre a condizione che siate cortesi ed educati.

La scherma è una battaglia di intelligenze e oggi, che piaccia o no, si fa scherma anche così; oppure accendete solo una luce, toccate senza essere toccati, e non sbagliate mai!

QCXXTERB

Questione di refereeing

Cari CdA,

domenica scorsa, dopo la sesta prova SISMA di sciabola e spada da due mani, si sono percepiti i soliti malumori sui problemi di arbitraggio e sulle competenze dei poveri martiri che governano giornate di gara stressanti, ai quali è richiesto un grado di concentrazione altissimo e che si trovano ad essere inevitabilmente protagonisti di conflitti, contestazioni e perfino accuse di malafede.

Questo perché fino ad oggi la scherma storica da combattimento prevede un arbitraggio alla vecchia maniera, ad occhio, per il quale ci si affida alle capacità percettive di esseri umani, che devono tempestivamente cogliere e giudicare azioni di lama che si sviluppano a velocità supersoniche; la cosa è evidentemente complicata e prevede un margine di errore estremamente ampio, quello stesso margine che è causa dei malcontenti evidenziati poco fa.

La storia della scherma agonistica parla chiaro: quando fu inventata una macchina che permetteva di segnalare visivamente e acusticamente una stoccata e soprattutto di definire un tempo di interdizione, ovvero quel tempo che distingue il colpo singolo dal colpo doppio, non ci furono più alibi e il margine di errore si ridusse drasticamente.

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I fiorettisti e gli sciabolatori, legati alla convenzione schermistica, mantenutasi inspiegabilmente anche dopo l’innovazione tecnologica, si tennero saldi alle loro posizioni di puristi un tantinello snob (soprattutto perché oggi la convenzione non solo non è applicata correttamente, ma soprattutto non è affatto capita), con il risultato, numeri alla mano, che gli spadisti sono il doppio dei fiorettisti e degli sciabolatori messi insieme, e praticamente non polemizzano mai.

Tornando alla nostra scherma storica da combattimento, stiamo vivendo quello che erano la spada e la sciabola da terreno prima dell’apparecchio segnalatore, con i presidenti di giuria e i giurati che dovevano segnalare a occhio le stoccate e che risultavano inevitabilmente bersaglio di polemiche, critiche e accuse (ovviamente sempre da parte di chi perdeva).

Agli schermidori storici, in media, non è mai piaciuto l’uso di tecnologie contemporanee: fino a dieci anni fa se indossavi la maschera o la divisa da scherma omologate FIE-CE ti guardavano storto, perché la scherma storica si doveva fare obbligatoriamente con l’elmo pentolare del trisavolo o il farsetto imbottito di crini di cavallo, mentre oggi l’uso di equipaggiamenti protettivi standard è ormai un fatto ben digerito e assimilato.

Se dunque la tecnologia è sdoganata, la scusa del “philologically correct” perde di valore, pertanto potremmo valutare concretamente di inserire progressivamente l’apparecchio di segnalazione anche alle nuove armi, cosa che è stata già fatta, con ottimi risultati, per la scherma corta di baionetta ed è in via di sviluppo anche per la sciabola da terreno.

Una volta il sangue che colava per terra era l’evidenza della stoccata ricevuta, oggi il sangue è a led ed elimina il problema di dover pulire per terra, ma soprattutto permette, in unione con una regola di ingaggio semplificata, di arbitrare in modo rilassato e privo di polemiche e recriminazioni.

Scherma storica a Padova – SISMA 6

Cari CdA,

ricordo a tutti che domenica prossima, 8 maggio, all’Accademia Cavalleresca di Saonara (PD), la Compagnia della Spada ospiterà la sesta prova SISMA (qui il link dell’evento su FaceBook) di scherma storica da combattimento, per le specialità di sciabola da terreno maschile e femminile e di spada da due mani maschile.

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Il circuito SISMA prevede competizioni dedicate ad alcune specialità della scherma storica (spada da due mani, spada e pugnale, sciabola) con un sistema di arbitraggio a 3/5 arbitri, che segnalano i colpi con l’utilizzo di un pulsante elettronico.

La regola è molto semplice: toccare senza essere toccati, ovvero a colpo valido corrisponde un punto, mentre i colpi doppi, in cui i tiratori sono entrambi colpiti, vengono sempre annullati.

GPG

Cari CdA,

si è appena concluso l’impegno annuale dei piccoli Compagni d’Arme alla competizione nazionale del Gran Premio Giovanissimi, che si tiene come di consuetudine al PlayHall di Riccione; una settimana di scherma per una kermesse che vede scontrarsi in pedana oltre tremila giovani schermidori provenienti da tutta Italia, di età compresa tra i 10 e i 13 anni.

La Compagnia della Spada ha preso parte all’evento schierando Fessura4S, TimmiTommiGimmi4S, Pippa4S, Barbagianna3S, Budino3S (che purtroppo è stato bloccato da una brutta influenza), Edmondo3S e Panza3S.

Tra battaglie e bisbocce, vittorie e sconfitte, assurdità regolamentari e follie arbitrali, li ho seguiti tra le pedane, assieme all’immancabile “carega tattica”, per consigliarli e sostenerli durante i loro assalti, sempre esortandoli al Buon Combattimento, quello, per intenderci, dove non importa se fai più punti o se batti il tuo avversario, ma dove impari a conoscerti e a vincere con te stesso.

Parlare con loro, cercare di consigliarli per il meglio, sostenerli nei momenti difficili, condividere le loro gioie è emozionante, istruttivo e soprattutto sorprendente. I caratteri di questi giovanissimi sono molti e dalle molte sfumature e la competizione tende ad evidenziarne gli aspetti più salienti: la combattività, la timidezza, la creatività, la razionalità, e, cosa più importante, la follia.

Già, perché è la follia che caratterizza lo schermidore in generale ed il CdA in particolare, e per follia intendo la capacità di uscire dagli schemi, di essere indipendenti, ribelli, di trovare soluzioni originali ed efficaci.

Una ribellione che a volte mi sconcerta, pur facendomi sorridere.

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© foto Trifiletti-Bizzi

Durante la pausa a metà assalto, per entrare nei 16.

Gio : fidati, è inutile che insisti a tirare al fianco, quello è forte di terza, tiragli al petto.

Edmondo : …. sì però…

Gio : vedi tu, sei tu che stai combattendo e la decisione finale spetta a te!

Edmondo continua a tirare al fianco e perde.

Gio : … dunque?

Edmondo : … io lo so che hai ragione, ma la cosa mi dà fastidio, voglio fare a modo mio!

Gio : ottimo, mi piace, ma dovrai trovare, con il tempo, un “a modo tuo” che funzioni!

Edmondo sorride.

GPG = Grandi Piccoli Guerrieri

QCXXTERB

La Scherma – quarta parte

Cari CdA,

penso che dopo tutte le dissertazioni sulle varie forme di pratica della scherma abbiate le idee sufficientemente confuse e stiate seriamente pensando di dedicarvi alla corsa campestre.

Ebbene, con oggi concludo l’argomento definizioni parlandovi della Scherma intesa come disciplina di autodifesa, sviluppata in ogni tempo per addestrarsi a fronteggiare uno o più avversari equipaggiati con armi attualmente in uso.

Già, perché prima di essere ridotto al rango di allenatore sportivo del gioco delle lampadine che si accendono il maestro di scherma era un professionista che insegnava il maneggio delle armi della sua epoca, per battersi in forma rituale (duello) o per difendersi in caso di aggressione.

Ovvio che se nel 1916 si insegnava il maneggio della spada e della sciabola per sapersi battere secondo le regole del codice cavalleresco, nel 2016 queste armi risultano anacronistiche, dato che il duello è costume sociale ormai estinto e difficilmente un delinquente potrà assalirvi armato di spada o sciabola.

banner-unbreakable-umbrella2D’altra parte la scherma, l’arte e la scienza del combattimento all’arma bianca, è tutt’altro che inutile, dato che il suddetto criminale potrebbe oggi assalirvi con un coltello, un pugnale, una siringa, mentre voi potreste dover difendervi con un giubbotto, un ombrello o un mazzo di chiavi (cercando di fargli meno male possibile, ovviamente, nel rispetto delle vigenti leggi) : tempo, misura, velocità, intenzione sono le stesse e i principi schermitrici universalmente validi, come a maggior ragione devono essere valide quelle norme morali che impongono ad uno schermidore il massimo rispetto per se stesso e per gli altri e la massima responsabilizzazione nell’impiego delle armi, proprie ed improprie.

Lo studio della scherma storica ci aiuta a sviluppare la scherma da difesa, in relazione alla varietà di armi impiegabili, mentre le metodologie dell’allenamento e dell’insegnamento della scherma sportiva ci aiutano ad allenarci ed addestrarci in termini atletici e tecnici ai massimi livelli esprimibili.

phpTtuOs0L’antica tecnica di spada e cappa, descritta fin dal XVI secolo è oggi utilizzabile per imparare a proteggersi con un soprabito, la sciabola da combattimento aiuta a ben servirsi di un bastone da passeggio, mentre i reparti di polizia in assetto anti-sommossa, impegnati nell’ordine pubblico, si servono delle tecniche della spada e dello scudo, di antichissima memoria.

I corpi d’élite dell’esercito italiano (e non solo) sviluppano i loro metodi di combattimento militare, addestrandosi all’uso di tutte le armi in dotazione, compresa l’arma bianca sopravvissuta all’avvento delle sempre più perfezionate armi da fuoco, ovvero la baionetta, sempre più raramente impiegata inastata al fucile, ma ancora utile come arma alla mano.

12244330_10205011502395296_455300582609345785_oNella CdS, utilizzando l’equipaggiamento di segnalazione delle stoccate della sciabola olimpica, abbiamo sviluppato un sistema sportivo di scherma alla baionetta (Knifencing), che oltre ad essere un esercizio molto dinamico e divertente, ottimo per le competizioni, ci permette di allenarci ad una scherma più contemporanea.

Le prime competizioni, perfino con una partecipazione d’oltralpe (ciao Laurent) si sono già svolte con un notevole successo e molti dei nostri e delle nostre della CdS si sono distinti per valore, conquistando preziosi metalli.

 

Ecco, cari CdA, quello che vi ho raccontato è più o meno tutto quello che la parola “Scherma” può significare, ma l’argomento è talmente vasto che non basterebbero mille biblioteche per poterne parlare in termini definitivi : per adesso, darsi una mossa e allenarsi, perché…

QCXXTERB

La Scherma – terza parte

Cari CdA

dopo quella olimpica e quella storica, è venuto il momento di parlarvi della scherma forse più celebre a livello planetario, che ha fatto sognare più o meno tutti e che ispira le movenze grottesche e scimmiesche di ogni profano che si cimenta per la prima volta con un ferro in mano: signore e signori, la scherma artistica!

guywilliamszorroZorro (quello finto, perché quello vero sapete bene chi è), Scaramouche, i Moschettieri, per i nonni, Inigo Montoya, Braveheart, Maximus, per i babbi, Jack Sparrow per i nipoti, cui aggiungo per completezza i Jedi, sono gli eroi armati d’acciaio (o laser) che da sempre infiammano (col laser è più facile) gli spiriti dei romantici ed eroici sognatori dell’orbe terracqueo.

Menzione necessaria anche per gli epici rappresentanti delle tradizioni di altri continenti, Asia in particolare, ma come avrete già intuito è mio dovere concentrarmi sulla tradizione europea, pertanto, rassegnatevi, non vi parlerò di Samurai o spadaccini con gli occhi a mandorla (e nemmeno di Kung-fu Panda) per quanto siano una rappresentanza notevole di questo affascinante settore della scherma.

Settore che è molto più antico di quanto si possa immaginare, tanto quanto l’invenzione del teatro, da quello greco e poi romano, rappresentante gli eroi combattenti della mitologia classica (Ulisse, Achille, Ettore… ETTOREEE!!!!), fino alla moderna cinematografia, passando per il teatro shakespeariano e la commedia eroica (un naso su tutti, Cyrano de Bergerac); pensate, pare sia stato un maestro di scherma di Padova, Salvatore Fabris, ad aver collaborato nella prima messa in scena dell’Amleto, nel 1603.

spectacle escrime artistique pezenasLa scherma artistica prevede un lavoro lungo e difficilissimo di ideazione, progettazione, preparazione e realizzazione di ogni performance, al pari di quello svolto dalle compagnie teatrali, con l’unica differenza che se un attore dimentica o sbaglia una battuta rimedia, mal che vada, una figuraccia, mentre uno schermidore artistico rischia di ferirsi anche gravemente.

A questo si aggiunge il fatto che lo schermidore artistico non sempre ha a disposizione un terreno di esibizione perfetto, ma può essere costretto dalle esigenze di scena a muoversi in condizioni di equilibrio precario e ad utilizzare le abilità acrobatiche tipiche di un ginnasta.

imageGrandi maestri di scherma hanno dedicato la loro vita e la loro professione al teatro e al cinema, pur vantando tradizioni personali e familiari legate alla scherma da combattimento o da competizione; per citarne solo alcuni, tra i più celebri, l’italiano Enzo Musumeci Greco (Ben Hur, El Cid), il francese Claude Carliez (il Tulipano nero, Capitan Fracassa) e l’inglese Bob Anderson (la Storia fantastica, Guerre stellari… sì, avete capito bene, l’inventore della scherma jedi era un maestro di scherma, sciabolatore, per la precisione).

La scherma artistica è la madre rinnegata e vilipesa della scherma storica contemporanea, dato che la maggioranza dei gruppi di scherma e rievocazione storica la disprezza, considerandola una buffonata, senza rendersi conto che una coreografia schermistica coerente con i trattati originali, eseguita in abito storico e rappresentante un fatto storicamente accaduto è una forma di scherma artistica.

La scherma artistica dispone inoltre di un settore sportivo ad essa dedicato, promosso dall’Accademia d’Armi Internazionale, che organizza ogni quattro anni il Campionato del Mondo di Scherma Artistica, un po’ come la ginnastica artistica o ritmica, basandosi su performances a solo, a coppie e in gruppo, di ispirazione sia storica che fantasy e giudicate da una giuria di esperti, in maggioranza maestri di scherma; il prossimo appuntamento iridato sarà a Kolomna, Russia, nel luglio 2016.

La Compagnia della Spada pratica la scherma artistica fin dalla sua nascita, nel 1995, nel 2008 alcuni di voi CdA hanno partecipato al Campionato del Mondo di Scherma Artistica (San Marino) ed ora… che ne dite, proviamo ad andare in Russia?

Abbiamo considerato quasi tutte le forme di scherma praticabili, ma ne manca ancora una… (continua)

La Scherma – seconda parte

Cari CdA,

la volta scorsa ho iniziato a parlarvi della definizione di scherma e di quanto complicato sia l’argomento, vi ho descritto sommariamente le specialità cosiddette olimpiche (fioretto, spada, sciabola) e, senza approfondire troppo (lo faremo, non preoccupatevi), le caratteristiche principali dei rispettivi regolamenti; oggi invece vi parlerò di un altro modo di fare scherma, che da qualche decennio appassiona cultori, ricercatori, storici, marzialisti e soprattutto i metal-nerd di tutto il mondo, ovvero la scherma storica.

Come i più svegli di voi hanno da tempo capito, quando in allenamento si impugnano spade e pugnali da moschettiere, spadoni a due mani tipo Braveheart e sciabole da combattimento dalle dimensioni doppie rispetto a quelle olimpiche, scudi, cappe, lance, significa che si sta facendo scherma storica da combattimento, servendosi ovviamente di equipaggiamenti e protezioni di sicurezza mutuati dalla scherma olimpica o anche da altri sport da impatto.

L’origine della scherma storica è altamente culturale, basandosi sul recupero delle antiche armi e tecniche di combattimento ormai anacronistiche e analizzando gli antichi trattati manoscritti e stampati dei maestri che hanno tramandato l’Arte attraverso i secoli: se ad esempio vivete a Padova o nelle vicinanze, visitando la Biblioteca Universitaria in via San Biagio potrete trovare e consultare un buon numero di antichi trattati di scherma, tra cui una copia del 1536 del celebre “Opera nova dell’arte delle armi” di Achille Marozzo da Bologna.

Considerato uno dei padri della scherma italiana, Marozzo scrive un trattato tra i più celebrati e studiati nel mondo della scherma storica, pur espressamente affermando, rivolgendosi al proprio figliolo Sebastiano: “E avisandote che ciò che serà qui scritto in questo libro pochi lo intenderanno, salvo che tu e coloro li quali havesseno bene imparato da me & anco a gran fatica lo potranno intendere, conciosiacosachè loro non hanno tanto esercitato come tu”.

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Negli ultimi decenni, molti appassionati cultori della storia schermistica si sono dedicati alla riscoperta di questi antichi stili, con l’evidente problema, come evidenziato dallo stesso Marozzo, di non avere a disposizione delle fonti testimoniali in carne ed ossa (i maestri originali), ma solo un notevole numero di libri, contenenti indicazioni tecniche spesso oscure e contraddittorie, con il risultato, spesso penoso, di diffondere inevitabili falsi storici.

Sono fioriti scuole, federazioni, grandi maestri autoreferenziati, corsi, seminari e stage, mica sempre a buon mercato, uniti a rivalità, diatribe, unioni e divisioni, insomma, uno scenario simile a quello dei B-movies di arti marziali made in Hong Kong, e non solo, degli anni ’70 (vi ricordate la mitica rivalità tra i Maestri Konkilhai e Lohconteh nel film “Ku fu – dalla Sicilia con furore” con il compianto Franco Franchi?).

Ebbene, per un lungo periodo, ma la cosa continua tuttora, niente confronti diretti, perché si usavano riproduzioni di armi storiche, spesso senza maschera o protezioni individuali sufficienti (maschera omologata e divisa 800Nw? Assolutamente no! Elmo pentolare e farsetto imbottito di crini di cavallo, altrimenti non è storico!); grandi guerre da tastiera nei forum on-line, e più recentemente nei social network, con i soliti due/tre argomenti di discussione, triti e ritriti, tra interventi concilianti e anatemi contro gli attentatori della purezza storica e stilistica.

Alla fine, però, tutti vogliono vedere se sono in grado di cavarsela in combattimento contro un avversario non collaborativo, quindi eccoci arrivati all’odierna scherma storica da combattimento, per gli amici “Storicombat”, per gli esterofili (la maggioranza), HEMA, un acronimo che sta per “Historical European Martial Arts”, denominazione che piace tanto e va molto di moda, soprattutto in Italia: per fortuna la pizza la chiamiamo ancora “pizza” e non TMFB (Tomato Mozzarella Flat Bread).

Con buona pace di quelli che ritengono che sport e arte marziale siano due cose completamente diverse (ci ritorneremo, tranquilli), la scherma storica identifica quasi esclusivamente le competizioni di combattimento a contatto pieno con simulacri d’arma antica, in particolare la spada medievale e il boccoliere, la spada da due mani, la striscia, spesso unita al pugnale, e la sciabola da duello.

Nella CdS siamo ben attrezzati per praticare tutte queste specialità, anche se per ora c’è un bel po’ di confusione in questo “pittoresco mondo” (definizione eufemistica dei massimi vertici Federscherma sulla scherma storica), dato che non essendoci una regolamentazione internazionale ufficiale, ognuno se la fa e se la canta come gli pare: bersagli differenziati, colpo doppio, colpo dopo, colpo prima e colpo durante, scherma inverosimile, scherma brutale, mazzate a volontà, ma niente punte, la testa vale uno, ma anche due, oppure tre, vade retro elettrificazione! sempre meglio accusare le stoccate o lamentarsi per l’arbitraggio scandaloso!

La CdS partecipa alle competizioni di un circuito denominato Sistema Italiano di Scherma MArziale (SISMA), con un regolamento ispirato ai principi di sicurezza per la pratica della scherma storica stabiliti dalla FIS e con un regolamento abbastanza semplice: colpo singolo = un punto, colpo doppio = niente punti, dove si cerca di tirare con il giusto portamento del ferro evitando le mazzate stile fabbro ferraio, ma per chi amasse questo tipo di attività, nel “pittoresco mondo” ce n’è per tutti i gusti, in Italia e all’estero.

Credete che la questione “definizione della scherma” sia finita qui? Manco per sogno!

(continua…)

PS. Cari CdA, se volete scaricarvi ben 5 tra i più celebri trattati di scherma storica, non dovete far altro che chiedermi come si fa, quando ci vediamo in palestra. http://www.lacompagniadellaspada.it/wp/gladiatoria/

La Scherma – prima parte

Cari CdA

capita spesso che contattando l’Accademia Cavalleresca, la nostra sala d’armi di Saonara (Padova) molti chiedano se abbiamo cavalli e facciamo equitazione, ma sono più che convinto che i più svegli di voi abbiano da tempo capito che nella Compagnia della Spada,  si apprende e si esercita l’arte della Scherma.

Oggi il termine scherma si riferisce comunemente allo sport olimpico delle tre armi, fioretto, spada e sciabola, che rappresenta la versione incruenta del duello all’arma bianca, con l’uso di abbigliamenti di sicurezza… bianchi.

Il fioretto, l’arma con la quale di solito si comincia ad apprendere la scherma, in realtà non è un’arma, ma l’attrezzo da allenamento con cui un tempo si imparava ad usare la spada, insomma, uno spadino dalla coccia molto piccola e dalla lama quadrangolare, particolarmente flessibile. Con il tempo è diventato l’arma sportiva più celebre e conosciuta, soprattutto ogni quattro anni, quando gli italiani, e particolarmente le italiane, della scherma portano a casa una caterva di medaglie, tanto che spesso si sente chiedere: “ma tu fai scherma o fioretto?” (sono sempre quelli che chiedono se abbiamo cavalli). Con il fioretto si può colpire solo di punta e il bersaglio valido è costituito dal busto e dal collo; una particolare regola, detta “convenzione schermistica” stabilisce il criterio con cui l’arbitro attribuisce il punto in caso di colpo doppio, un criterio che è scritto nel regolamento internazionale per le gare fin dal 1913, talmente vecchio che ormai quasi nessuno se lo ricorda più, e chi se lo ricorda fa finta di dimenticarselo.

La spada, nata come arma sportiva per riprodurre in modo più realistico il duello, è un’arma più pesante del fioretto, con una coccia che copre completamente la mano, ma che colpisce sempre solo di punta, avendo come bersaglio valido tutto il corpo, dalla testa ai piedi. La regola è semplice: chi tocca per primo prende un punto, se entrambi toccano viene assegnato un punto a testa.

La sciabola ha la stessa convenzione del fioretto, parimenti dimenticata, ma il bersaglio è diverso (dalla vita in su, testa e braccia comprese) e l’arma colpisce di punta, taglio, controtaglio e perfino di piatto (in previsione della futura invenzione della spada laser).

Stoccata di un 4 di Spade

Stoccata di un 4 di Spade

Un assalto di sciabola è molto dinamico, quasi frenetico, estremamente allenante e quasi sempre kamikaze. Delle tre armi è indubbiamente la più divertente, dal punto di vista atletico, ma la sua versione attuale ha poco o nulla a che spartire con la logica del combattimento all’arma bianca; per tenerci in forma e soprattutto per risparmiare sui ricambi (le lame di fioretto e spada costano un occhio della testa) nella CdS ci divertiamo soprattutto con la sciabola olimpica.

Le tre armi hanno in comune il medesimo terreno di combattimento, la pedana, ovvero un corridoio metallico di 14 metri per una larghezza che va da 1 a 2 metri e l’uso dell’apparecchio di segnalazione delle stoccate, che da tempo ha risolto gli errori umani di riscontro dei colpi validi, e che permette ai profani di capire un po’ cosa succede in assalto, semplicemente guardando le lampadine che si accendono (beh, questo vale per la spada, perché nel fioretto e nella sciabola, a causa della famosa “convenzione” la cosa non è così semplice).

Gli schermidori sono debitamente protetti da un abbigliamento tecnico certificato per resistere ad una forza di penetrazione di 800/1600 Newton (è l’unità di misura della forza, così chiamata, pare, nel ricordo della mela caduta in testa al celeberrimo scienziato inglese, ma non pensate che la divisa da scherma vi protegga da 800/1600 mele che vi cascano addosso, non funziona così) e indossano una maschera, parimenti certificata, che protegge il capo e il viso, e che sempre quelli che chiedono dei cavalli sono usi chiamare “casco”.

Questa è la scherma istituzionalizzata dai vertici sportivi nazionali e internazionali, gloria dell’italica virtù sportiva (e solo quella, perché la pecunia se la intascano i calciatori), ovvero “quello che passa il convento” schermistico.

Sarebbe facile liquidare l’argomento così, ma non sarebbe onesto, perché nell’impresa di definire la Scherma siamo appena all’inizio… (continua)