La Scherma – terza parte

Cari CdA

dopo quella olimpica e quella storica, è venuto il momento di parlarvi della scherma forse più celebre a livello planetario, che ha fatto sognare più o meno tutti e che ispira le movenze grottesche e scimmiesche di ogni profano che si cimenta per la prima volta con un ferro in mano: signore e signori, la scherma artistica!

guywilliamszorroZorro (quello finto, perché quello vero sapete bene chi è), Scaramouche, i Moschettieri, per i nonni, Inigo Montoya, Braveheart, Maximus, per i babbi, Jack Sparrow per i nipoti, cui aggiungo per completezza i Jedi, sono gli eroi armati d’acciaio (o laser) che da sempre infiammano (col laser è più facile) gli spiriti dei romantici ed eroici sognatori dell’orbe terracqueo.

Menzione necessaria anche per gli epici rappresentanti delle tradizioni di altri continenti, Asia in particolare, ma come avrete già intuito è mio dovere concentrarmi sulla tradizione europea, pertanto, rassegnatevi, non vi parlerò di Samurai o spadaccini con gli occhi a mandorla (e nemmeno di Kung-fu Panda) per quanto siano una rappresentanza notevole di questo affascinante settore della scherma.

Settore che è molto più antico di quanto si possa immaginare, tanto quanto l’invenzione del teatro, da quello greco e poi romano, rappresentante gli eroi combattenti della mitologia classica (Ulisse, Achille, Ettore… ETTOREEE!!!!), fino alla moderna cinematografia, passando per il teatro shakespeariano e la commedia eroica (un naso su tutti, Cyrano de Bergerac); pensate, pare sia stato un maestro di scherma di Padova, Salvatore Fabris, ad aver collaborato nella prima messa in scena dell’Amleto, nel 1603.

spectacle escrime artistique pezenasLa scherma artistica prevede un lavoro lungo e difficilissimo di ideazione, progettazione, preparazione e realizzazione di ogni performance, al pari di quello svolto dalle compagnie teatrali, con l’unica differenza che se un attore dimentica o sbaglia una battuta rimedia, mal che vada, una figuraccia, mentre uno schermidore artistico rischia di ferirsi anche gravemente.

A questo si aggiunge il fatto che lo schermidore artistico non sempre ha a disposizione un terreno di esibizione perfetto, ma può essere costretto dalle esigenze di scena a muoversi in condizioni di equilibrio precario e ad utilizzare le abilità acrobatiche tipiche di un ginnasta.

imageGrandi maestri di scherma hanno dedicato la loro vita e la loro professione al teatro e al cinema, pur vantando tradizioni personali e familiari legate alla scherma da combattimento o da competizione; per citarne solo alcuni, tra i più celebri, l’italiano Enzo Musumeci Greco (Ben Hur, El Cid), il francese Claude Carliez (il Tulipano nero, Capitan Fracassa) e l’inglese Bob Anderson (la Storia fantastica, Guerre stellari… sì, avete capito bene, l’inventore della scherma jedi era un maestro di scherma, sciabolatore, per la precisione).

La scherma artistica è la madre rinnegata e vilipesa della scherma storica contemporanea, dato che la maggioranza dei gruppi di scherma e rievocazione storica la disprezza, considerandola una buffonata, senza rendersi conto che una coreografia schermistica coerente con i trattati originali, eseguita in abito storico e rappresentante un fatto storicamente accaduto è una forma di scherma artistica.

La scherma artistica dispone inoltre di un settore sportivo ad essa dedicato, promosso dall’Accademia d’Armi Internazionale, che organizza ogni quattro anni il Campionato del Mondo di Scherma Artistica, un po’ come la ginnastica artistica o ritmica, basandosi su performances a solo, a coppie e in gruppo, di ispirazione sia storica che fantasy e giudicate da una giuria di esperti, in maggioranza maestri di scherma; il prossimo appuntamento iridato sarà a Kolomna, Russia, nel luglio 2016.

La Compagnia della Spada pratica la scherma artistica fin dalla sua nascita, nel 1995, nel 2008 alcuni di voi CdA hanno partecipato al Campionato del Mondo di Scherma Artistica (San Marino) ed ora… che ne dite, proviamo ad andare in Russia?

Abbiamo considerato quasi tutte le forme di scherma praticabili, ma ne manca ancora una… (continua)

La Scherma – seconda parte

Cari CdA,

la volta scorsa ho iniziato a parlarvi della definizione di scherma e di quanto complicato sia l’argomento, vi ho descritto sommariamente le specialità cosiddette olimpiche (fioretto, spada, sciabola) e, senza approfondire troppo (lo faremo, non preoccupatevi), le caratteristiche principali dei rispettivi regolamenti; oggi invece vi parlerò di un altro modo di fare scherma, che da qualche decennio appassiona cultori, ricercatori, storici, marzialisti e soprattutto i metal-nerd di tutto il mondo, ovvero la scherma storica.

Come i più svegli di voi hanno da tempo capito, quando in allenamento si impugnano spade e pugnali da moschettiere, spadoni a due mani tipo Braveheart e sciabole da combattimento dalle dimensioni doppie rispetto a quelle olimpiche, scudi, cappe, lance, significa che si sta facendo scherma storica da combattimento, servendosi ovviamente di equipaggiamenti e protezioni di sicurezza mutuati dalla scherma olimpica o anche da altri sport da impatto.

L’origine della scherma storica è altamente culturale, basandosi sul recupero delle antiche armi e tecniche di combattimento ormai anacronistiche e analizzando gli antichi trattati manoscritti e stampati dei maestri che hanno tramandato l’Arte attraverso i secoli: se ad esempio vivete a Padova o nelle vicinanze, visitando la Biblioteca Universitaria in via San Biagio potrete trovare e consultare un buon numero di antichi trattati di scherma, tra cui una copia del 1536 del celebre “Opera nova dell’arte delle armi” di Achille Marozzo da Bologna.

Considerato uno dei padri della scherma italiana, Marozzo scrive un trattato tra i più celebrati e studiati nel mondo della scherma storica, pur espressamente affermando, rivolgendosi al proprio figliolo Sebastiano: “E avisandote che ciò che serà qui scritto in questo libro pochi lo intenderanno, salvo che tu e coloro li quali havesseno bene imparato da me & anco a gran fatica lo potranno intendere, conciosiacosachè loro non hanno tanto esercitato come tu”.

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Negli ultimi decenni, molti appassionati cultori della storia schermistica si sono dedicati alla riscoperta di questi antichi stili, con l’evidente problema, come evidenziato dallo stesso Marozzo, di non avere a disposizione delle fonti testimoniali in carne ed ossa (i maestri originali), ma solo un notevole numero di libri, contenenti indicazioni tecniche spesso oscure e contraddittorie, con il risultato, spesso penoso, di diffondere inevitabili falsi storici.

Sono fioriti scuole, federazioni, grandi maestri autoreferenziati, corsi, seminari e stage, mica sempre a buon mercato, uniti a rivalità, diatribe, unioni e divisioni, insomma, uno scenario simile a quello dei B-movies di arti marziali made in Hong Kong, e non solo, degli anni ’70 (vi ricordate la mitica rivalità tra i Maestri Konkilhai e Lohconteh nel film “Ku fu – dalla Sicilia con furore” con il compianto Franco Franchi?).

Ebbene, per un lungo periodo, ma la cosa continua tuttora, niente confronti diretti, perché si usavano riproduzioni di armi storiche, spesso senza maschera o protezioni individuali sufficienti (maschera omologata e divisa 800Nw? Assolutamente no! Elmo pentolare e farsetto imbottito di crini di cavallo, altrimenti non è storico!); grandi guerre da tastiera nei forum on-line, e più recentemente nei social network, con i soliti due/tre argomenti di discussione, triti e ritriti, tra interventi concilianti e anatemi contro gli attentatori della purezza storica e stilistica.

Alla fine, però, tutti vogliono vedere se sono in grado di cavarsela in combattimento contro un avversario non collaborativo, quindi eccoci arrivati all’odierna scherma storica da combattimento, per gli amici “Storicombat”, per gli esterofili (la maggioranza), HEMA, un acronimo che sta per “Historical European Martial Arts”, denominazione che piace tanto e va molto di moda, soprattutto in Italia: per fortuna la pizza la chiamiamo ancora “pizza” e non TMFB (Tomato Mozzarella Flat Bread).

Con buona pace di quelli che ritengono che sport e arte marziale siano due cose completamente diverse (ci ritorneremo, tranquilli), la scherma storica identifica quasi esclusivamente le competizioni di combattimento a contatto pieno con simulacri d’arma antica, in particolare la spada medievale e il boccoliere, la spada da due mani, la striscia, spesso unita al pugnale, e la sciabola da duello.

Nella CdS siamo ben attrezzati per praticare tutte queste specialità, anche se per ora c’è un bel po’ di confusione in questo “pittoresco mondo” (definizione eufemistica dei massimi vertici Federscherma sulla scherma storica), dato che non essendoci una regolamentazione internazionale ufficiale, ognuno se la fa e se la canta come gli pare: bersagli differenziati, colpo doppio, colpo dopo, colpo prima e colpo durante, scherma inverosimile, scherma brutale, mazzate a volontà, ma niente punte, la testa vale uno, ma anche due, oppure tre, vade retro elettrificazione! sempre meglio accusare le stoccate o lamentarsi per l’arbitraggio scandaloso!

La CdS partecipa alle competizioni di un circuito denominato Sistema Italiano di Scherma MArziale (SISMA), con un regolamento ispirato ai principi di sicurezza per la pratica della scherma storica stabiliti dalla FIS e con un regolamento abbastanza semplice: colpo singolo = un punto, colpo doppio = niente punti, dove si cerca di tirare con il giusto portamento del ferro evitando le mazzate stile fabbro ferraio, ma per chi amasse questo tipo di attività, nel “pittoresco mondo” ce n’è per tutti i gusti, in Italia e all’estero.

Credete che la questione “definizione della scherma” sia finita qui? Manco per sogno!

(continua…)

PS. Cari CdA, se volete scaricarvi ben 5 tra i più celebri trattati di scherma storica, non dovete far altro che chiedermi come si fa, quando ci vediamo in palestra. http://www.lacompagniadellaspada.it/wp/gladiatoria/

La Scherma – prima parte

Cari CdA

capita spesso che contattando l’Accademia Cavalleresca, la nostra sala d’armi di Saonara (Padova) molti chiedano se abbiamo cavalli e facciamo equitazione, ma sono più che convinto che i più svegli di voi abbiano da tempo capito che nella Compagnia della Spada,  si apprende e si esercita l’arte della Scherma.

Oggi il termine scherma si riferisce comunemente allo sport olimpico delle tre armi, fioretto, spada e sciabola, che rappresenta la versione incruenta del duello all’arma bianca, con l’uso di abbigliamenti di sicurezza… bianchi.

Il fioretto, l’arma con la quale di solito si comincia ad apprendere la scherma, in realtà non è un’arma, ma l’attrezzo da allenamento con cui un tempo si imparava ad usare la spada, insomma, uno spadino dalla coccia molto piccola e dalla lama quadrangolare, particolarmente flessibile. Con il tempo è diventato l’arma sportiva più celebre e conosciuta, soprattutto ogni quattro anni, quando gli italiani, e particolarmente le italiane, della scherma portano a casa una caterva di medaglie, tanto che spesso si sente chiedere: “ma tu fai scherma o fioretto?” (sono sempre quelli che chiedono se abbiamo cavalli). Con il fioretto si può colpire solo di punta e il bersaglio valido è costituito dal busto e dal collo; una particolare regola, detta “convenzione schermistica” stabilisce il criterio con cui l’arbitro attribuisce il punto in caso di colpo doppio, un criterio che è scritto nel regolamento internazionale per le gare fin dal 1913, talmente vecchio che ormai quasi nessuno se lo ricorda più, e chi se lo ricorda fa finta di dimenticarselo.

La spada, nata come arma sportiva per riprodurre in modo più realistico il duello, è un’arma più pesante del fioretto, con una coccia che copre completamente la mano, ma che colpisce sempre solo di punta, avendo come bersaglio valido tutto il corpo, dalla testa ai piedi. La regola è semplice: chi tocca per primo prende un punto, se entrambi toccano viene assegnato un punto a testa.

La sciabola ha la stessa convenzione del fioretto, parimenti dimenticata, ma il bersaglio è diverso (dalla vita in su, testa e braccia comprese) e l’arma colpisce di punta, taglio, controtaglio e perfino di piatto (in previsione della futura invenzione della spada laser).

Stoccata di un 4 di Spade

Stoccata di un 4 di Spade

Un assalto di sciabola è molto dinamico, quasi frenetico, estremamente allenante e quasi sempre kamikaze. Delle tre armi è indubbiamente la più divertente, dal punto di vista atletico, ma la sua versione attuale ha poco o nulla a che spartire con la logica del combattimento all’arma bianca; per tenerci in forma e soprattutto per risparmiare sui ricambi (le lame di fioretto e spada costano un occhio della testa) nella CdS ci divertiamo soprattutto con la sciabola olimpica.

Le tre armi hanno in comune il medesimo terreno di combattimento, la pedana, ovvero un corridoio metallico di 14 metri per una larghezza che va da 1 a 2 metri e l’uso dell’apparecchio di segnalazione delle stoccate, che da tempo ha risolto gli errori umani di riscontro dei colpi validi, e che permette ai profani di capire un po’ cosa succede in assalto, semplicemente guardando le lampadine che si accendono (beh, questo vale per la spada, perché nel fioretto e nella sciabola, a causa della famosa “convenzione” la cosa non è così semplice).

Gli schermidori sono debitamente protetti da un abbigliamento tecnico certificato per resistere ad una forza di penetrazione di 800/1600 Newton (è l’unità di misura della forza, così chiamata, pare, nel ricordo della mela caduta in testa al celeberrimo scienziato inglese, ma non pensate che la divisa da scherma vi protegga da 800/1600 mele che vi cascano addosso, non funziona così) e indossano una maschera, parimenti certificata, che protegge il capo e il viso, e che sempre quelli che chiedono dei cavalli sono usi chiamare “casco”.

Questa è la scherma istituzionalizzata dai vertici sportivi nazionali e internazionali, gloria dell’italica virtù sportiva (e solo quella, perché la pecunia se la intascano i calciatori), ovvero “quello che passa il convento” schermistico.

Sarebbe facile liquidare l’argomento così, ma non sarebbe onesto, perché nell’impresa di definire la Scherma siamo appena all’inizio… (continua)

Quis est nobis amicus…

Cari CdA,

questo nuovo blog è rivolto a voi, in particolare, e agli appassionati di scherma, filosofia e facezie, che volessero unirsi a voi nella lettura e nella condivisione di questi "pensieri spadaccini".

Ogni settimana affronteremo un tema diverso che, in un modo o nell'altro, sarà connesso alle attività che svolgiamo in sala, sia dal punto di vista tecnico schermistico che da quello più squisitamente filosofico e concettuale.

Cominciamo dunque con un tema specifico, intimamente connesso alla CdS, oserei dire esoterico: il "Quis est", il Credo della Compagnia della Spada.

Molti di voi si chiedono e mi chiedono il significato e soprattutto la traduzione di quella tiritera in latino che bisogna recitare ad alta voce, nella scomodità dell'inginocchiatoio della nonna, quando si arriva a lezione con abbigliamento non conforme, ed è ovvio che sia così, vista la singolarità della cosa.

È risaputo che sia molto comune tra le persone usare parole e frasi senza nemmeno conoscerne il significato, cosa che, oltre a creare spesso danni, è indice di superficialità, se non addirittura di caprina ignoranza, ma lo schermidore non può permettersi di essere una capra ignorante, altrimenti, per la contraddizion che nol consente, non può definirsi schermidore (tiratore invece può esserlo, e magari pure forte; insomma, una capra pericolosa).

Il Credo della CdA recita:

Quis est nobis amicus, nobiscum gaudeat feminas tabernasque, sed qui contra nos quaestionem quaerit, nostrorum furorem ferrorum timeat. Nos Ensis sumus Societas. Quando ludimus, horas beatas et vitae laetitiam fratri donamus, quando pugnamus, oculos ad fletum et sinixtram manum ad parvulas voluptatem hosti relinquimus. Noli fidere nobis si audatia tibi deest.

La sua traduzione letterale è:

Chi ci è amico, goda con noi di donne e taverne, ma chi contro di noi cerca la lite, tema il furore dei nostri ferri. Noi siamo la Compagnia della Spada. Quando ci divertiamo, doniamo al fratello ore felici e la gioia della vita, quando combattiamo, lasciamo al nemico gli occhi per piangere e la mano sinistra per i piccoli piaceri. Non ti fidar di noi se il cuor ti manca.

Questo credo rappresenta lo spirito guascone e goliardico dello schermidore-filosofo, ovvero il "naso" spirituale di rostandiana memoria.

Nella CdS, la conoscenza del "Quis est" è di capitale importanza, ricordando di modificare il "feminas" con "homines" a seconda dei gusti, che la "ae" si pronuncia "e" e che, per i mancini, la "sinixtram" diventa "dexteram", in riferimento alla mano rimasta per i piccoli piaceri (sì, esatto, è proprio un riferimento... onanistico), perché la principale, quella dell'arma, si presume invalidata dagli implacabili colpi dei CdA, a loro scelta di tempo o in tempo!

Dalla conoscenza del Credo, e da altre cose, che qui ovviamente non è possibile riportare, riconoscerete un Compagno d'Armi, perché anche se ha preso altre strade, anche se non lo avete mai visto in sala, anche se ora non pratica più la scherma, resterà sempre uno schermidore che ha fatto la storia della Compagnia della Spada.

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