Campionato Regionale Veneto GPG e Gara Knifencing-Baionetta

16113017_1968459396714669_2222744337866557598_oCari CdA,

Sabato 18 febbraio si terrà a Zevio il Campionato Regionale Veneto GPG di sciabola, mentre il giorno dopo, 19 febbraio, sempre a Zevio, si terrà una gara open di Knifencing-Baionetta, sia per la categoria maschile assoluta (dai 14 anni in su) che per la categoria mista (femminile + GPG).

Vi aspetto in sala per le iscrizioni

http://www.schermaveneto.it/news/allegati/Comunicato%2020170122%20-%20Regionali%20GPG%20Zevio.pdf

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2a prova interregionale GPG – Faenza 7 gennaio 2017 – Risultati CdS

img_2945Cari CdA,

freddo e befane non hanno fermato il circuito interregionale GPG del Nord-Est, e sulle pedane del PalaCattani di Faenza (RA) si è battuto da solo, ma con il vigore di un’intera armata, Edmondo3S, tornando all’Accademia Cavalleresca con la coppa del terzo posto nel torneo di Sciabola maschile, categoria Giovanissimi.

http://www.schermaemiliaromagna.it/public/2017/07012017Faenza2aGPGGiovSCM.pdf

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Bisboccia Natalizia 2016

img-20150920-wa0001-largejpgCari CdA,

come di consueto, con l’avvicinarsi delle feste natalizie, è tradizione per noi fare un po’ di bisboccia in Compagnia e scambiarci gli auguri.

Ci troviamo lunedì 19 dicembre, a partire dalle ore 20.30, alla pizzeria Ocio ai Sassi di Legnaro.

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1a prova interregionale GPG – 5 e 6 novembre 2016 – Risultati CdS

img_2875Cari CdA,

è terminato il weekend di competizioni valide per il circuito interregionale GPG, e sulle pedane del Palasport di San Giorgio di Nogaro (UD) si sono battuti con valore e vigore i nostri Budino3S, Edmondo3S e Fessura4S, tornando all’Accademia Cavalleresca con il terzo posto di Edmondo3S nel torneo di Sciabola maschile, categoria Giovanissimi. Nel Torneo di Sciabola maschile, categoria Ragazzi-Allievi, Budino3S si piazza al 10° posto, ad un passo dai quarti di finale, mentre Fessura4S si classifica 21esimo.

http://www.schermafvg.it/public/ita/wp-content/uploads/2016/11/SM_giovanissimi.pdf

http://www.schermafvg.it/public/ita/wp-content/uploads/2016/11/SM_Allievi.Ragazzi.pdf

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Aldo Nadi – Memorie di un duello

tumblr_mxhsbrqaba1rcoy9ro1_500Cari CdA, vi riporto il racconto di un vero duello, scritto proprio da uno dei due combattenti, uno dei più celebri maestri di scherma di tutti i tempi, Aldo Nadi, che descrive perfettamente le differenze tecniche e psicologiche tra un assalto sportivo e un combattimento vero.

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Nessuno può predire l’esito di un duello. Esperti schermidori sono stati feriti da avversari meno forti. Per esempio, Lucien Gaudin, forse il migliore schermidore francese dell’ultima generazione, fu ferito in un duello da Armand Massard, un bravo schermidore ma non del suo stesso calibro.

Non importa quanto sia bravo uno schermidore, non c’è nessuno schermitore al mondo che può essere assolutamente sicuro di poter toccare il proprio avversario per primo. A parte il colpo di fortuna, ciò che conta quando si affronta un avversario, è forse il coraggio piuttosto che l’abilità dello schermidore – e non puoi sapere quanto tu sia coraggioso finché non inizia il duello.

Al giorno d’oggi chi non è schermidore è incline ad associare la scherma al duello. Uno schermidore no. Il non schermidore è affascinato dal duello, mentre l’esperto sa benissimo che è un gioco pericoloso. Inoltre bisogna considerare che nessuno decide di praticare la scherma semplicemente perché vuole duellare. E’ vero che si usano le stesse armi in entrambi gli ambiti. Tuttavia, eccetto per i principi tecnici, essi costituiscono due mondi differenti difficilmente compatibili uno con l’altro. Uno è un mondo d’odio, di vendetta e di sangue; mentre l’altro è un mondo di cortesia, coraggio e d’abilità.

L’obiettivo del duellante è di ferire il suo avversario il più presto possibile (perché aspettare significherebbe aumentare il suo morale), e allo stesso tempo non venire ferito; lo schermidore, invece, deve sconfiggere il proprio avversario senza fretta alcuna, purché tocchi una frazione di secondo prima di essere colpito. In un duello, lo schermitore è costretto ad eseguire un tipo di scherma molto cauto che è un’espressione quasi indegna della vasta scienza che conosce. Non importa quanto sia coraggioso, tutti i larghi movimenti con cui egli tocca quasi sempre in un assalto sarebbero impensabili in un duello, perché troppo rischiosi. In altre parole, paradossalmente, il duello moderno manca quasi completamente della vivacità e dell’azione, caratteristici della scherma moderna.

La differenza tra la psicologia del duellante e quella dello schermitore si apprezza meglio “in assalto”.

In Europa, ho vissuto un’esperienza personale molto emozionante.

Anche se adesso penso che non valga la pena di sfidare qualcuno in duello per un’offesa o un insulto, a quei tempi la pensavo diversamente. Il mio sfidante era l’eccellente giornalista e critico di scherma di uno dei più importanti giornali italiani. Io avevo ventiquattro anni, lui più di quaranta. Aveva combattuto e vinto cinque duelli, io nessuno. Sebbene non fosse un campione, conosceva molto bene la scherma. Io praticavo da tredici anni la scherma competitiva e avevo appena vinto il mio primo campionato italiano alle tre armi, senza aver subito alcuna sconfitta.

Implicazioni personali e reputazioni erano perciò in equilibrio una volta deciso il nostro duello. La mia posizione era piuttosto difficile. Se fossi stato sconfitto, la mia carriera professionale sarebbe stata seriamente danneggiata. Se avessi ucciso o ferito gravemente il mio avversario, l’opinione pubblica avrebbe reagito ingiustamente nei miei confronti. Ero nei guai. Dovevo ferire non troppo gravemente un uomo che sapeva molto più di me cosa voleva dire duellare e che non era per niente un cattivo schermidore – un compito quasi impossibile nell’eccitamento e nell’auto-conservazione di un duello. C’è poco da meravigliarsi che io non abbia chiuso occhio la notte precedente l’incontro.

L’incontro avvenne nel famoso Ippodromo di San Siro a Milano (la polizia cercava sempre di sapere in anticipo dove si svolgevano i duelli, ma di regola essa tendeva ad intervenire sul luogo solo quando il tutto si era concluso. Nonostante questo si sceglie comunque un terreno isolato). Dovevamo duellare nel recinto per i cavalli da corsa. Arrivando presto, all’alba, con i miei secondi, mi ricordai che appena qualche settimana prima, all’ippodromo, avevo perso dei soldi. Questa volta c’erano altre cose in ballo.

La prima cosa che si dimentica quando si è davanti all’avversario, è la propria superiorità schermistica. Le emozioni diventano più accentuate. Mentre ti togli la camicia, scoprendo il torso, l’aria frizzante della mattina ti fa pensare: “Anche se ne esco illeso, sarebbe buffo poi morire di bronco-polmonite!”

A qualche metro di distanza vedi il tuo avversario mentre chiacchiera tranquillamente con i suoi assistenti. Ti ricordi che lui è anche un esperto di corse di cavalli e ti sembra che abbia lo stesso atteggiamento di quando va a vedere l’allenamento dei cavalli la mattina presto. Tu, invece, da quando è finita la guerra non ti sei mai alzato presto – per vedere i cavalli, o per qualsiasi altro motivo; inoltre questo è il tuo primo duello. Non sei tranquillo. Ancora di più quando vedi due dottori in camice bianco mettere su un tavolino una grande quantità di strumenti chirurgici. “Potrebbero servire per soccorrere me tra pochi secondi” – e questo pensiero è piuttosto sgradevole, anche se gli uccelli cinguettano allegramente in un bel cielo azzurro.

I quattro assistenti adesso stanno misurando il terreno. I limiti sono segnati con un’asta nel terreno stesso. Una volta in guardia si può indietreggiare di circa quattordici metri. Se si esce dai limiti con entrambi i piedi sei squalificato – marchiato di vigliaccheria per il resto della vita. L’orgoglio professionale fa sì che non si indietreggi mai, a qualunque costo.

Prima di indossare il guanto (come da regolamento) gli assistenti ti legano un fazzoletto bianco di seta intorno al polso. “Perché?” “Per proteggere le arterie principali”. La risposta non ti piace.

Adesso ti porgono la stessa spada amica con la quale hai vinto tanti altri incontri. “La spada perderà questo incontro?” Ricordando che la vecchia arma non ha mai perso, trai la conclusione piuttosto ottimistica che sia un arma fortunata.

L’estrema emozione del momento ti fa notare immediatamente la minima differenza di peso dell’arma senza il bottone di sicurezza sulla punta. La lama alleggerita e perfettamente bilanciata improvvisamente ti fa sentire molto sicuro di te stesso. Ma questa fiducia in te non dura: lo sguardo è di nuovo attratto dal tavolino, non riesci ad evitare una sensazione di nausea.

Poi ti guardi in giro. C’è una piccola folla di artisti famosi, di illustri scrittori, di giornalisti e di grandi sportivi. Ci sono anche rinomati Maestri di Scherma e qualche dilettante. Fra i Maestri di Scherma noti immediatamente quello del tuo avversario. Saresti in grado di sconfiggere l’insegnante, ma l’allievo è un’altra cosa, ti senti meno sicuro. L’unico presente della tua famiglia, un grandissimo schermidore, appare terrorizzato.

Non ci doveva essere nessuno. Tu credevi che questo incontro fosse strettamente privato, quindi non approvi la loro presenza. Tutti rimangono lontani, ma puoi sentire il loro bisbigliare. Sembra come se stessero discutendo di qualche affare importante, misterioso, che non ha niente a che fare con l’incontro di oggi. La scena ti ricorda un’assemblea di cospiratori che cantano sottovoce in un’opera lirica del passato.

Per allentare l’atmosfera troppo tesa, ti giri verso uno dei tuoi assistenti e quasi urli: “Se avessi saputo dell’interesse suscitato, avrei venduto i biglietti!”. È una millanteria, il bisogno inconscio di fare o dire qualcosa. Come un’eco alle tue parole senti le risate attutite della folla. E non ti dispiace – è incoraggiante.

Non c’è confusione, comunque. Tutto si svolge in maniera calma, efficiente e veloce. Adesso, persino gli uccellini sembrano aspettare l’inizio. Improvvisamente la caduta di uno strumento chirurgico fa un rumore terrificante.

Il direttore dell’incontro ti dice in modo molto formale che tutto è pronto. Il tuo avversario ti è di fronte. Nei tuoi pensieri lo avevi dimenticato e sei quasi sorpreso di vederlo lì, in piedi davanti a te. Ancora non lo guardi negli occhi.

Meticolosamente i dottori sterilizzano entrambe le armi, ed è solo allora che ti rendi conto che anche l’avversario è armato con una spada uguale alla tua. Nonostante la sottigliezza della lama, sai benissimo che non può rompersi. No, non può assolutamente rompersi contro il tuo corpo. Non riesci a non guardare la punta che, affilata come un ago, ti affascina, sai che può tranquillamente penetrare nel tuo corpo come un coltello nel burro.

I riflessi blu della lama ti suscitano ancora più paura della sua punta. Poi guardi in avanti e vedi due occhi folgoranti che ti fissano sfidandoti. Brillano più della spada. Sono più blu dell’acciaio. Lo sguardo sicuro di un veterano. Che cosa puoi fare? Fissarlo, sì – ma lo sai di essere un principiante…

Mentre cerchi di ascoltare le ultime, brevi ma importanti istruzioni del direttore, comprendendole con difficoltà, ti senti, oh, solo per un istante, piuttosto impaurito. Di cosa? Difficile da dire. Ma il cuore sobbalza, veloce e potente. Forse, dopotutto, sei spaventato.

Bene, dici a te stesso di ignorare il cuore, di lasciarlo battere forte. Non senza un piccolo sforzo, riesci a tenere i nervi saldi facendo un respiro profondo, e mormori: “Occhio alla tua pelle”.

Il direttore dice l’ultima frase, in modo conciso e secco:

“Signori, in guardia”!

Queste, e non altre, sono le parole che tu stavi aspettando. Le senti e le capisci. Automaticamente obbedisci. Gli uccellini non cinguettano più.

Sei stato in guardia mille altre volte, ma non è mai stato così. Nella competizione, il bravo schermidore osserva languidamente il suo avversario, per qualche secondo, prima di eseguire il più piccolo movimento. Nel duello non si può aspettare, perché il tuo avversario inizia subito a mettere in pratica un piano ben pensato in anticipo: sorprendere subito il giovane all’inizio; approfittare della sua inesperienza nel duello, possibilmente neutralizzando la sua innata abilità, agire ed insistere sui suoi nervi e sul suo morale. Colpirlo immediatamente. Il veterano attacca l’avversario con apparente cattiveria, ignorando i possibili rischi, ed emette suoni gutturali. Sebbene essi siano istintivi, questi gli permettono di aumentare l’efficienza e la forza dell’attacco, e di renderti più confuso. Ma la tattica non funziona perché i suoni gutturali invece di confonderti ti riportano alla realtà come una sveglia.

Hai già sentito questi suoni sotto la maschera prima d’ora, ma finora non gli hai mai prestato attenzione. Perché, anche senza maschera, quest’uomo è uguale agli altri. È armato con un’arma a te piuttosto familiare, e non c’è ragione per cui dovrebbe batterti. Trascorsi questi pochi secondi di paura e di dubbio incontrollabili, passi al contrattacco e sferri un colpo esattamente dove volevi – sul polso, tagliando il guanto e la benda di seta bianca. Ma durante l’azione violenta del tuo avversario, la punta della sua lama ti colpisce l’avambraccio. Non senti nulla – nessun dolore; ma sai che dopo averlo toccato, anche tu sei stato colpito. “Alt”, grida il direttore.

Non preoccupandoti della tua ferita, immediatamente guardi il polso del tuo avversario, e poi il suo volto. Perché sembra così compiaciuto? Non lo hai colpito tu per primo? Si, è vero, ma questa non è una semplice gara. Egli ha ogni ragione per essere soddisfatto perché ti ha colpito – proprio te, un campione di scherma – anche se ti ha procurato un taglio solo dopo che tu hai colpito lui.

Ragazzo, non devi mai farti colpire. altrimenti il sangue che ora ti esce dalla ferita nell’avambraccio, potrebbe uscire dal tuo petto.

I dottori si prendono cura delle ferite di entrambi. Come?! …Bendano la tua ferita, ma non la ferita dell’altro? Assurdo! Sei furioso con tutto e con tutti – soprattutto con te stesso. Bestemmi in silenzio. Sai che devi stare zitto come se fossi in una gara e quindi vorresti ricominciare il duello – prima è, meglio è – e in uno spirito, rispetto all’inizio, decisamente diverso.

Nell’aria si ode il mormorio della gente. Troppe persone parlano contemporaneamente. Ti importa così poco delle chiacchiere che non riesci neanche a capire il significato di una sola frase. Lo iodio brucia. Ma di che cosa stanno parlando? Non siamo all’opera, e il tempo dell’orchestra non è certamente quello per i cori sotto voce. Che cosa aspettano? Bene, lasci cadere la punta della lama a terra, come nella Sala D’Armi – ma è già stata sterilizzata, giovanotto! E perché il tuo chirurgo guarda e si comporta in modo così strano? Perché, te lo ha appena detto, la lama è stata sterilizzata – e di qualcosa comunque fra poco sarà di nuovo sporca – di rosso, non di terra, infangata – rossa – si, va bene, ricominciamo per l’amor del cielo.

Sei di nuovo in guardia. Bene.

Durante successive riprese ci furono altre ferite. Mentre queste venivano curate e disinfettate e la lama ogni volta veniva accuratamente sterilizzata, ripetutamente i miei secondi mi spronavano ad accettare le proposte espresse dalla controparte. “Vogliamo fermarci?”

I miei secondi erano vecchi amici di lunga data, esperti schermidori dilettanti, e mi conoscevano bene. Perciò era facile per loro capire che nella prima ripresa era stato ferito più il mio orgoglio che il mio corpo; che avevo l’intenzione di vendicarmi con sinistra determinazione. La mia impazienza stava raggiungendo il limite.

Essi stavano compiendo solamente il loro dovere. I secondi hanno la responsabilità morale di tutto ciò che accade sul luogo del duello. In caso di morte tutti possono essere imprigionati. Ma, leggendo chiaramente il mio modo di pensare, i miei secondi mi portavano le richieste dell’avversario in un tono quasi di scusa. Non mi presi neanche la briga di rispondere loro.

Dopo la quarta frazione, insistettero di nuovo. Non posso dire di aver perso le staffe, perché le avevo già perse molto prima. In seguito al primo colpo doppio, intendo la doppia ferita contemporanea, il mio avversario non era rimasto in perfetto silenzio; evidentemente aveva sperato – come tutti eccetto me – che il duello si sarebbe concluso con quel colpo. Toccava a me infrangere le strette regole del duello. Con calma, ma molto deciso, replicai: “Non seccatemi. Ho intenzione di rimanere qui fino a domattina”. Ero giovane.

Successivamente mi dissero che uno degli spettatori aveva mormorato: “Adesso lo ucciderà”. Era un duellante veterano ed un amico. Non aveva udito le mie parole, ma aveva notato che puntavo l’indice verso il terreno. Il mio dottore, un giovane, ma famoso medico, era bianco come un cadavere ed era sul punto di svenire fin dalla prima frazione. Adesso era troppo sconvolto per essermi d’aiuto in caso di reale pericolo. Aveva accettato di assistere un amico nel bisogno, ma non gli era mai piaciuta l’idea. Dopo il duello mi disse di non richiedere mai più i suoi servizi in simili circostanze.

Per fortuna il dottore del mio avversario sembrava a suo agio. Era un esperto in simili situazioni, e tirava su di morale il vederlo, con le maniche arrotolate, svolgere i suoi compiti nella maniera più efficiente.

La legge proibisce ai dottori di assistere a questi incontri, anche loro sono soggetti a severe punizioni. A loro è comunque concessa un’autorità quasi dittatoriale, e di regola i duelli sono interrotti quando lo decidono loro. Dopo aver controllato e medicato l’ultima ferita, affermano e mettono per iscritto che uno dei duellanti “era in condizione di inferiorità fisica. Declinando tutte le responsabilità per ulteriori frazioni, i medici lo dichiarano inabile a proseguire il duello…” – la solita formula. Inoltre sanno che un grave intervento non può essere eseguito perfettamente con i pochi strumenti che hanno sul luogo del duello, e anche se l’intervento dovesse riuscire, l’aria fredda del mattino sarebbe in ogni caso fatale per il paziente. D’altra parte i dottori devono stare attenti prima di annunciare la loro indiscutibile decisione, perché potrebbero offendere la suscettibilità di ognuno dei duellanti, dichiarando “l’inabilità a continuare” quando, in verità, non è ancora reale.

Nulla del genere accadde in questo duello, ma se essi si pronunciano, è legge, malgrado tutto quello che chiunque coinvolto nella faccenda possa pensare o dire. A questo punto non c’è nessun secondo che si sognerebbe di far proseguire il duello, e tutto è finito.

Ogni volta che uno di noi veniva ferito, parlavano chiaro gli sguardi dei dottori. Loro volevano che il duello finisse il più presto possibile. Persino il veterano stava cominciando ad apparire preoccupato. In ogni caso avevano sentito la mia precedente risposta ai miei secondi e il mio continuo atteggiamento determinato non permise loro di fermare il combattimento. Sono stato cresciuto con l’idea che i duelli dovrebbero essere evitati, ma, se avessi dovuto combatterne uno, doveva essere combattuto fino in fondo. Non ero venuto qui per gioco. Tutti sapevano che non c’erano ferite gravi fino a quel momento, ed era mio diritto continuare. Proseguimmo.

In tali occasioni un uomo è consapevole di perdere tutta la pietà, la generosità e il significato della vita stessa. Sa benissimo che la sua volontà può causare la morte di un uomo, che tutto sommato non aveva né motivo né desiderio di uccidere. A causa di sciocchi codici d’onore e regolamenti più o meno ridicoli, creati dallo stesso uomo, egli si arroga il diritto di uccidere. L’uomo fa finta, vanta e afferma in modo quasi scientifico, che Dio esiste dentro di lui. Ma dov’è quel Dio? Non è controllato, non può essere controllabile, il Sig. Hyde prende in mano le redini.

Le mie scarpe (regolamentari), non riuscivano a trovare una presa salda sui sassolini scivolosi del campo, quindi fino a questo momento, non avevo potuto eseguire un qualsiasi movimento deciso. Ero riuscito a non indietreggiare e avevo limitato il mio gioco di gambe, eseguendo solo passi corti, movimenti necessari ai controtempi, parate e risposte e arresti. Temendo l’instabilità del terreno, non avevo ancora attaccato.

Adesso la musica cambiava. I sassi mi avevano dato troppo fastidio. Era ora di porre fine a questa situazione ridicola. Volevo eseguire l’affondo, e l’avrei fatto.

Il mio piede sinistro cominciò subito a testare il terreno. Scalpitando e spingendo lateralmente come fa un cane quando insegue un coniglio, spostai tutti i sassi e feci presa sul terreno appiccicoso sottostante. Ora potevo attaccare. Ma prima una curiosità quasi morbosa mi costrinse a guardare in faccia il mio avversario.

Vidi un volto segnato fisicamente e moralmente. Non dimostrava più la sicurezza e l’autocontrollo di prima dell’inizio del duello. I suoi occhi vitrei sembravano ipnotizzati dalla punta della mia spada. Sembrava confinato in un mondo di paura. La vitalità esaurita era appena sufficiente a mantenerlo in guardia. Non aveva più nessuna riserva fisica. Era nelle mie mani. Non aveva scampo. Si capiva dal sangue che, lentamente, ma inesorabilmente, usciva dalle sue molte ferite in rivoli – non aveva scampo. Sarebbe stato un assassinio, un vero omicidio – e la parola assassinio mi attraversò il cervello come un fulmine, facendo sì che la vista si annebbiasse per un attimo. Ma il Sig. Hyde, semplicemente, sorrise. Avrebbe attaccato.

Il mio pensiero venne captato dal cervello del mio avversario, o egli ricevette un altro tipo di avvertimento tempestivo? Nessuno lo saprà mai – nemmeno lui. Fatto sta che lo vidi alzarsi dalla posizione di guardia, in una maniera del tutto inaspettata, fuori dalle regole, drammatica, e disarmare velocemente la sua mano destra, poi camminare verso di me con la mano tesa, esattamente come gli schermidori fanno alla fine di un assalto. “Oh! Ne ho avuto abbastanza! Grazie!”

Questo non era per niente l’atteggiamento di un uomo sconfitto, né sconsolato. Era piuttosto l’atteggiamento di un uomo che aveva riconquistato la sua sobrietà civile in modo miracoloso – un essere umano molto più virile dell’uomo che combatteva. Ero chiaramente esterrefatto; ma quando mi raggiunse gli diedi subito una stretta di mano.

Il duello era durato meno di sei minuti. “Basta” aveva detto il mio avversario. Giusto! Il sole aveva fatto scomparire la foschia mattutina e adesso brillava.

Iniziavo a sentire il dolore provocato dalle mie ferite. Il mio valoroso avversario sembrava perdere sangue in più punti. Aveva tre ferite nel braccio, due quasi nello stesso punto, e tre ferite al petto. Come ero riuscito a colpire senza avergli recato un danno grave è un mistero, o un miracolo che non sono mai stato in grado di spiegare. La sera stessa io e lui bevemmo lo champagne in compagnia.

Sono sempre più convinto che dal punto di vista dello schermidore un duello non risolve nulla. Il suo è uno sport di abilità – non serve per uccidere. Per vincere un assalto, egli deve accumulare uno scarto di punteggio, per controbilanciare gli occasionali colpi di fortuna sferrati dall’avversario. In questo duello io ero lo schermidore migliore. Tuttavia il mio primo contrattacco avrebbe potuto mancare completamente il mio avversario, e il suo colpo avrebbe potuto facilmente uccidermi.

Quale prova più convincente per dimostrare che lui era il migliore? Molto è dipeso da una piccola cosa. Lui non si è mai preoccupato del fatto di dover affrontare un avversario tecnicamente superiore (almeno finché il duello non era in corso), e in effetti più tardi mi confidò che l’idea non l’aveva neppure sfiorato. Non si può dubitare del suo coraggio e del suo fegato – e se io avessi perso la testa per qualche secondo in più all’inizio dell’incontro, adesso non sarei qui a raccontarlo.

E’ stato perché ero giovane o a causa di certe tradizioni, non facilmente ignorabili, che io ho deciso in meno di un minuto di mandare i miei secondi dall’uomo che mi aveva offeso? Non lo so. Forse dipende dall’interpretazione che ognuno dà alla parola “onore”.

Aldo Nadi – On fencing – 1994/2001