Questione di refereeing

Cari CdA,

domenica scorsa, dopo la sesta prova SISMA di sciabola e spada da due mani, si sono percepiti i soliti malumori sui problemi di arbitraggio e sulle competenze dei poveri martiri che governano giornate di gara stressanti, ai quali è richiesto un grado di concentrazione altissimo e che si trovano ad essere inevitabilmente protagonisti di conflitti, contestazioni e perfino accuse di malafede.

Questo perché fino ad oggi la scherma storica da combattimento prevede un arbitraggio alla vecchia maniera, ad occhio, per il quale ci si affida alle capacità percettive di esseri umani, che devono tempestivamente cogliere e giudicare azioni di lama che si sviluppano a velocità supersoniche; la cosa è evidentemente complicata e prevede un margine di errore estremamente ampio, quello stesso margine che è causa dei malcontenti evidenziati poco fa.

La storia della scherma agonistica parla chiaro: quando fu inventata una macchina che permetteva di segnalare visivamente e acusticamente una stoccata e soprattutto di definire un tempo di interdizione, ovvero quel tempo che distingue il colpo singolo dal colpo doppio, non ci furono più alibi e il margine di errore si ridusse drasticamente.

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I fiorettisti e gli sciabolatori, legati alla convenzione schermistica, mantenutasi inspiegabilmente anche dopo l’innovazione tecnologica, si tennero saldi alle loro posizioni di puristi un tantinello snob (soprattutto perché oggi la convenzione non solo non è applicata correttamente, ma soprattutto non è affatto capita), con il risultato, numeri alla mano, che gli spadisti sono il doppio dei fiorettisti e degli sciabolatori messi insieme, e praticamente non polemizzano mai.

Tornando alla nostra scherma storica da combattimento, stiamo vivendo quello che erano la spada e la sciabola da terreno prima dell’apparecchio segnalatore, con i presidenti di giuria e i giurati che dovevano segnalare a occhio le stoccate e che risultavano inevitabilmente bersaglio di polemiche, critiche e accuse (ovviamente sempre da parte di chi perdeva).

Agli schermidori storici, in media, non è mai piaciuto l’uso di tecnologie contemporanee: fino a dieci anni fa se indossavi la maschera o la divisa da scherma omologate FIE-CE ti guardavano storto, perché la scherma storica si doveva fare obbligatoriamente con l’elmo pentolare del trisavolo o il farsetto imbottito di crini di cavallo, mentre oggi l’uso di equipaggiamenti protettivi standard è ormai un fatto ben digerito e assimilato.

Se dunque la tecnologia è sdoganata, la scusa del “philologically correct” perde di valore, pertanto potremmo valutare concretamente di inserire progressivamente l’apparecchio di segnalazione anche alle nuove armi, cosa che è stata già fatta, con ottimi risultati, per la scherma corta di baionetta ed è in via di sviluppo anche per la sciabola da terreno.

Una volta il sangue che colava per terra era l’evidenza della stoccata ricevuta, oggi il sangue è a led ed elimina il problema di dover pulire per terra, ma soprattutto permette, in unione con una regola di ingaggio semplificata, di arbitrare in modo rilassato e privo di polemiche e recriminazioni.

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