La Scherma – seconda parte

Cari CdA,

la volta scorsa ho iniziato a parlarvi della definizione di scherma e di quanto complicato sia l’argomento, vi ho descritto sommariamente le specialità cosiddette olimpiche (fioretto, spada, sciabola) e, senza approfondire troppo (lo faremo, non preoccupatevi), le caratteristiche principali dei rispettivi regolamenti; oggi invece vi parlerò di un altro modo di fare scherma, che da qualche decennio appassiona cultori, ricercatori, storici, marzialisti e soprattutto i metal-nerd di tutto il mondo, ovvero la scherma storica.

Come i più svegli di voi hanno da tempo capito, quando in allenamento si impugnano spade e pugnali da moschettiere, spadoni a due mani tipo Braveheart e sciabole da combattimento dalle dimensioni doppie rispetto a quelle olimpiche, scudi, cappe, lance, significa che si sta facendo scherma storica da combattimento, servendosi ovviamente di equipaggiamenti e protezioni di sicurezza mutuati dalla scherma olimpica o anche da altri sport da impatto.

L’origine della scherma storica è altamente culturale, basandosi sul recupero delle antiche armi e tecniche di combattimento ormai anacronistiche e analizzando gli antichi trattati manoscritti e stampati dei maestri che hanno tramandato l’Arte attraverso i secoli: se ad esempio vivete a Padova o nelle vicinanze, visitando la Biblioteca Universitaria in via San Biagio potrete trovare e consultare un buon numero di antichi trattati di scherma, tra cui una copia del 1536 del celebre “Opera nova dell’arte delle armi” di Achille Marozzo da Bologna.

Considerato uno dei padri della scherma italiana, Marozzo scrive un trattato tra i più celebrati e studiati nel mondo della scherma storica, pur espressamente affermando, rivolgendosi al proprio figliolo Sebastiano: “E avisandote che ciò che serà qui scritto in questo libro pochi lo intenderanno, salvo che tu e coloro li quali havesseno bene imparato da me & anco a gran fatica lo potranno intendere, conciosiacosachè loro non hanno tanto esercitato come tu”.

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Negli ultimi decenni, molti appassionati cultori della storia schermistica si sono dedicati alla riscoperta di questi antichi stili, con l’evidente problema, come evidenziato dallo stesso Marozzo, di non avere a disposizione delle fonti testimoniali in carne ed ossa (i maestri originali), ma solo un notevole numero di libri, contenenti indicazioni tecniche spesso oscure e contraddittorie, con il risultato, spesso penoso, di diffondere inevitabili falsi storici.

Sono fioriti scuole, federazioni, grandi maestri autoreferenziati, corsi, seminari e stage, mica sempre a buon mercato, uniti a rivalità, diatribe, unioni e divisioni, insomma, uno scenario simile a quello dei B-movies di arti marziali made in Hong Kong, e non solo, degli anni ’70 (vi ricordate la mitica rivalità tra i Maestri Konkilhai e Lohconteh nel film “Ku fu – dalla Sicilia con furore” con il compianto Franco Franchi?).

Ebbene, per un lungo periodo, ma la cosa continua tuttora, niente confronti diretti, perché si usavano riproduzioni di armi storiche, spesso senza maschera o protezioni individuali sufficienti (maschera omologata e divisa 800Nw? Assolutamente no! Elmo pentolare e farsetto imbottito di crini di cavallo, altrimenti non è storico!); grandi guerre da tastiera nei forum on-line, e più recentemente nei social network, con i soliti due/tre argomenti di discussione, triti e ritriti, tra interventi concilianti e anatemi contro gli attentatori della purezza storica e stilistica.

Alla fine, però, tutti vogliono vedere se sono in grado di cavarsela in combattimento contro un avversario non collaborativo, quindi eccoci arrivati all’odierna scherma storica da combattimento, per gli amici “Storicombat”, per gli esterofili (la maggioranza), HEMA, un acronimo che sta per “Historical European Martial Arts”, denominazione che piace tanto e va molto di moda, soprattutto in Italia: per fortuna la pizza la chiamiamo ancora “pizza” e non TMFB (Tomato Mozzarella Flat Bread).

Con buona pace di quelli che ritengono che sport e arte marziale siano due cose completamente diverse (ci ritorneremo, tranquilli), la scherma storica identifica quasi esclusivamente le competizioni di combattimento a contatto pieno con simulacri d’arma antica, in particolare la spada medievale e il boccoliere, la spada da due mani, la striscia, spesso unita al pugnale, e la sciabola da duello.

Nella CdS siamo ben attrezzati per praticare tutte queste specialità, anche se per ora c’è un bel po’ di confusione in questo “pittoresco mondo” (definizione eufemistica dei massimi vertici Federscherma sulla scherma storica), dato che non essendoci una regolamentazione internazionale ufficiale, ognuno se la fa e se la canta come gli pare: bersagli differenziati, colpo doppio, colpo dopo, colpo prima e colpo durante, scherma inverosimile, scherma brutale, mazzate a volontà, ma niente punte, la testa vale uno, ma anche due, oppure tre, vade retro elettrificazione! sempre meglio accusare le stoccate o lamentarsi per l’arbitraggio scandaloso!

La CdS partecipa alle competizioni di un circuito denominato Sistema Italiano di Scherma MArziale (SISMA), con un regolamento ispirato ai principi di sicurezza per la pratica della scherma storica stabiliti dalla FIS e con un regolamento abbastanza semplice: colpo singolo = un punto, colpo doppio = niente punti, dove si cerca di tirare con il giusto portamento del ferro evitando le mazzate stile fabbro ferraio, ma per chi amasse questo tipo di attività, nel “pittoresco mondo” ce n’è per tutti i gusti, in Italia e all’estero.

Credete che la questione “definizione della scherma” sia finita qui? Manco per sogno!

(continua…)

PS. Cari CdA, se volete scaricarvi ben 5 tra i più celebri trattati di scherma storica, non dovete far altro che chiedermi come si fa, quando ci vediamo in palestra. http://www.lacompagniadellaspada.it/wp/gladiatoria/

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